XVII Congresso Nazionale di Md


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XVII CONGRESSO DI MAGISTRATURA DEMOCRATICA
MODENA, 26 / 29 MARZO 2009

MOZIONE CONCLUSIVA

1. Nel nostro paese sono in corso da tempo e in forma sempre più grave attacchi all'assetto costituzionale dello stato repubblicano.

La Costituzione, l'assetto dei poteri e l'equilibrio istituzionale in essa disegnato, l'insieme dei diritti e delle libertà, sono da tempo presentati come ostacolo al governo del cambiamento sociale, inadeguati a far fronte alle trasformazioni che segnano la vita collettiva e i destini individuali per quanto riguarda il mondo del lavoro, il sistema dell'economia, la richiesta di sicurezza dei cittadini, la questione epocale delle migrazioni. E' un progetto che non investe soltanto i procedimenti decisionali, il sistema di bilanciamento dei poteri, le garanzie complessive, ma riguarda l'essenza stessa dello Stato costituzionale e cioè il suo fondamento egualitario e solidaristico. Così, il disegno di legge sul testamento biologico è in aperta violazione dei principi universali della libertà personale e dell'autodeterminazione dell'individuo. Il progetto di riforma delle intercettazioni telefoniche (che pregiudica gravemente l'efficacia dell'azione investigativa in relazione anche a gravi reati) mette in discussione la libertà dell'informazione e il diritto dei cittadini ad essere informati.

Il diritto, primario ed universale, alla salute, viene in pratica espulso dalla moderna concezione di cittadinanza, quando si prevede che i medici possano denunciare un immigrato irregolare che si rivolge a loro perché bisognoso di cure. Lo stesso diritto dell'individuo ad avere un nome, ad avere un'identità, e quindi, ad essere titolare di diritti, soccombe di fronte al divieto di iscrizione anagrafica del figlio di irregolari. Vengono messi in discussione il diritto di sciopero ed il sistema della contrattazione collettiva a tutela inderogabile delle condizioni del lavoratore.

Mentre lo spazio privatissimo del corpo umano viene pubblicizzato, ed espropriato del diritto all'autodeterminazione, lo spazio pubblico viene all'inverso privatizzato destinandosi la funzione della tutela della sicurezza, una delle ragioni fondanti dello Stato moderno, all'opera dei volontari delle ronde. La politica di maggioranza promuove momenti di rottura con la legalità costituzionale, mentre in uno Stato di diritto il primo dovere della politica è il rispetto della regola fondante della nostra convivenza.

Assistiamo anche al progressivo abbandono della prospettiva della laicità dello Stato, iche costituisce principio supremo e profilo della forma di Stato delineata nella Carta costituzionale della Repubblica, come ribadito dalla Corte Costituzionale nella sentenza n.203/1989. La laicità non come polo oppositivo, ma come componente pregiudiziale dell'ordinamento, come potente fattore di libertà per tutti, come principio ineludibile di riferimento e misura dell'agire dei cittadini e delle istituzioni.

In questo quadro complessivo si spiegano l'ostilità verso la funzione giurisdizionale di per sé destinata alla tutela delle libertà e dei diritti, anche quando essi confliggano con i programmi e le prospettive delle contingenti maggioranze di governo, i tentativi per ridurne l'ambito di intervento e l'efficacia delle decisioni, il disinteresse verso il suo efficace funzionamento complessivo, la pervicace ricerca di riforme per contenere se non eliminare l'indipendenza e l'autonomia dell'ordine giudiziario, la sistematica campagna di delegittimazione della magistratura in corso da anni. Non a caso quando le difficoltà della crisi spingono il governo verso politiche di compressione dei diritti, l'autonomia e l'indipendenza della magistratura sono vissute come un ostacolo e minacciate con una forza che non ha precedenti nella storia recente. Siamo dunque in una fase cruciale, nella quale sono messe a repentaglio le prerogative costituzionali dell'ordine giudiziario e la sua stessa collocazione nel sistema democratico a difesa della legalità e a tutela e promozione dei diritti. La necessaria reazione a questa prospettiva richiederà un impegno alto e senza risparmio sia sul fronte esterno che su quello interno.

2. In questa situazione il compito dei magistrati che costituiscono Magistratura Democratica, che nei principi fondamentali della Costituzione trova origine e senso attuale, è quello di continuare ad tutelare le libertà e i diritti civili, i diritti dei più deboli, al fine di garantire l'uguaglianza di tutti davanti alla legge. Si deve reagire alla profonda trasformazione del sentire sociale del Paese, ed al senso di inevitabilità della perdita dei diritti che a volte sembra paralizzare ogni resistenza, ogni opposizione: Magistratura democratica deve essere uno dei motori di questa reazione, riproponendo il proprio ruolo e la propria idea di giurisdizione, che con l'efficienza del servizio vuole coniugare il contenuto di una giurisprudenza che affermi garanzie anche quando esistano maggioranze che richiedono la sanzione esemplare, e diritti e tutele contro l'illusione, rivelatasi tragicamente fallace, che possa essere il libero mercato a trovare gli equilibri ed a garantire lo sviluppo, oppure contro lo Stato che voglia prepotentemente sostituirsi alle scelte dell'individuo, rivendicando a sè il primato etico sulla libertà della persona.

Per questo, anche oggi, e soprattutto oggi, c'è ancora bisogno di Magistratura democratica, e c'è bisogno di più Magistratura democratica.

3. L'autogoverno è da tempo oggetto di attacchi, anche dall'interno della magistratura, che si accompagnano a progetti di cambiamento dell'assetto costituzionale. Magistratura democratica è per l'autogoverno delineato dalla nostra Costituzione, senza esitazioni nè tentennamenti. Questi ultimi anni hanno insegnato che sono possibili un autogoverno efficiente, una maggior vicinanza alle esigenze del servizio, un più spiccato protagonismo nell'interpretare i bisogni degli amministrati. Il Consiglio Superiore ha saputo realizzare in modo tempestivo il ricambio di centinaia di dirigenti degli uffici imposto dalla introduzione della temporaneità degli incarichi direttivi e semidirettivi; altrettanto è avvenuto in tema di trasferimenti. Di particolare significato per l'immediato futuro sarà il completamento dell'attuazione della riforma ordinamentale, con la realizzazione di un sistema adeguato di valutazione periodica della professionalità ed una attenta applicazione del meccanismo della conferma dei dirigenti.

La grande sfida della discrezionalità nelle nomine dei dirigenti, che Md ha sempre sostenuto e continua a sostenere senza esitazioni o ripensamenti, impone all'istituzione una forte responsabilità. Di fronte all'attenzione critica dei suoi amministrati il Consiglio deve operare scelte fondate sulla assoluta professionalità, a prescindere dall'anzianità, e rese trasparenti attraverso una motivazione chiara e credibile. In tutto il circuito dell'autogoverno risiede l'opportunità della ripresa di credibilità della magistratura attraverso la prospettiva dell'autoriforma e della promozione di modelli di valore in cui realizzare la giurisdizione. Questa prospettiva è stata perseguita all'interno del Consiglio dai nostri rappresentanti, con l'appoggio del gruppo, ed ha favorito in generale un cambiamento positivo della dirigenza degli uffici giudiziari italiani, molti dei quali sono affidati oggi a magistrati giovani e professionalmente attrezzati. Si dovrà proseguire in questa direzione di forte rilancio dell'attività consiliare, rafforzando il coordinamento ed il raccordo tra la rappresentanza ed il gruppo che su questo rilancio investe con convinzione.

Su tutti gli snodi, il gruppo dovrà saper tenere una posizione riconoscibile e svolgere un ruolo trainante, consapevole che più che mai oggi occorrono forte senso istituzionale, attenzione ed equilibrio nei rapporti sia interni sia esterni con le altre istituzioni, unitamente alla capacità di confrontarsi e dialogare. E' ormai indifferibile il varo delle Scuola della Magistratura, che dal 2006 attende ancora di essere attuata. In coerenza con la propria cultura, MD si impegna a contribuire alla promozione di una formazione dei magistrati fondata sul pluralismo delle opzioni ideali.

4. La difesa della democrazia e del ruolo della giurisdizione passa attraverso scelte chiare prima di tutto sul terreno del funzionamento degli uffici e sulla qualità della risposta giurisdizionale. La sfida passa necessariamente per un profondo rinnovamento della magistratura che, attraverso la professionalità, il merito e la responsabilizzazione, riqualifichi l'autogoverno e ridisegni un modello di magistrato colto, preparato e attento, inserito in uffici diretti in modo trasparente ed efficiente.

Questa è la risposta efficace alla crescente frustrazione che, diffondendosi tra i magistrati, rischia di alimentare, ad un tempo, spinte ipercorporative e cadute di professionalità. Magistratura Democratica deve candidarsi a ricoprire un ruolo trainante in questo passaggio, coinvolgendo la magistratura nel processo di autoriforma, senza isolarsi facendosi essa stessa protagonista del rinnovamento.

Non bastano enunciazioni teoriche o affermazioni di principio: occorre portare lo spirito del rinnovamento e la conseguente iniziativa nella vita delle sezioni, negli uffici, nelle realtà dell'autogoverno decentrato, parlando a tutti, sempre aperti al confronto ed al dialogo con chi si spende su questo stesso terreno.

5. Il terreno dell'efficienza è senz'altro essenziale, ed ha una sua precisa valenza politica sul piano della ripresa di credibilità della funzione giurisdizionale, e dunque della difesa della sua autonomia ed indipendenza. L'iniziativa spiegata dall'esecutivo passato deve essere ulteriormente rafforzata, nel tentativo di colmare ritardi che non solo il gruppo, ma tutta la magistratura, hanno colpevolmente accumulato, senza riflettere che la qualità della giustizia non può non dipendere anche dalle condizioni in cui essa è resa. Investire sulla diffusione di prassi virtuose e di progetti innovativi, in definitiva sull'ammodernamento complessivo del servizio, è compito ineludibile di Magistratura democratica che su questo terreno deve costituire occasioni di dialogo e confronto con la politica, con gli altri operatori del settore, con la società civile, particolarmente sensibile al tema.

Le proposte che il gruppo saprà concretamente realizzare saranno un veicolo forte ed autorevole per proporsi all'attenzione dei colleghi, anche di coloro che operano in condizione di maggiore isolamento, per offrire una prospettiva seria di miglioramento delle loro condizioni di lavoro, per riconquistare legittimazione agli occhi dell'opinione pubblica.

6. Magistratura democratica si riconosce nella linea politica della Giunta esecutiva centrale dell'Associazione Nazionale magistrati, che ha assunto in questi mesi posizioni visibili e rigorose, che alla difesa senza esitazione dell'assetto costituzionale della magistratura ha fatto corrispondere l'indicazione della responsabilità professionale del singolo magistrato come necessario completamento della sua indipendenza.

La scelta dell'ANM di concorrere alla prospettiva dell'autoriforma, innanzitutto con l'abbandono della dimensione della difesa corporativa, è la scelta di Magistratura democratica. L'efficace opera di riavvicinamento alle realtà degli uffici, soprattutto a quelle più lontane e difficili è il segnale concreto di una reale condivisione delle difficoltà in cui oggi molti magistrati sono chiamati ad operare, che Magistratura democratica appoggia con convinzione.

7. Il comitato esecutivo uscente nella propria azione ha privilegiato la valorizzazione delle realtà territoriali, negli uffici, nelle sezioni, per farne nuovamente luoghi di partecipazione, di confronto e di progettualità. Questo percorso ha voluto collegare, su di un piano orizzontale, la periferia al centro, per giungere alle istanze decisionali e farne il luogo della discussione leale ed aperta, dell'iniziativa libera e capace di spaziare tra i tanti campi di interesse, tra le tante abilità e sensibilità su cui si basa la ricchezza del gruppo. Il risveglio che in questi anni si è registrato in molte sezioni nasce anche dal deciso impegno di Magistratura democratica per una giurisdizione attenta e sensibile alle domande di giustizia che provengono dalle specifiche realtà locali.

8, Occorre proseguire in questa direzione concentrando l'azione sui temi più scottanti e sensibili:

l'immigrazione, che costituisce banco di prova della democrazia e della tenuta dei principi di civiltà e di uguaglianza su cui si fonda il patto costituzionale ,

il carcere, e l'aumento della popolazione carceraria, dovuto al'aumento della criminalizzazione, piuttosto che al dato oggettivo dell'aumento dello della criminalità;

il diritto dell'economia, a fronte di una crisi che sconfessa ogni fiducia illimitata nella capacità del mercato di fornire a tutti garanzie ed opportunità;

il processo penale e la sua evoluzione dopo l'introduzione del modello accusatorio, ribadendone la funzione di accertamento dei fatti di reato e delle responsabilità individuali, nel pieno rispetto delle regole e delle garanzie sin dalla fase delle indagini;

il sequestro e la confisca dei profitti illeciti e dei patrimoni di mafia, con una ricognizione dell'attività giudiziaria in materia di misure di prevenzione patrimoniali, anche alla luce delle recenti modifiche normative;

il funzionamento della giustizia civile quale tramite di tutela efficace e tempestiva dei dritti individuali e collettivi di fondamentali principi di uguaglianza.

Magistratura democratica intende continuare nel suo impegno a fianco dei colleghi che operano nelle realtà più difficili e disagiate, esponendosi in condizioni ambientali spesso compromesse per affermare il valore della legalità. La vicinanza, anche fisica, alle realtà meridionali, deve continuare, per supportare l'azione dei singoli, sia sul piano del presidio della legalità, sia su quello della denuncia delle situazioni opache, se non colluse, all'interno degli uffici.

In materia di diritto del lavoro, Md intende contrastare con forza il processo di riduzione dei controlli attraverso l'ampliamento dello spazio di discrezionalità del datore di lavoro, strategicamente rivolto all'indebolimento dell'unità sindacale, ed alla compressione del ruolo della giurisdizione: occorre riportare il focus dell'intervento giurisdizionale sulla persona e sulla dignità del lavoro e del lavoratore, fondamento della nostra Costituzione e delle Carte europee. E' imprescindibile un intervento riformatore serio sul sistema italiano di welfare, efficace ed equo e capace di realizzare forme di inclusione attiva di tutti i lavoratori, indipendentemente dalla forma contrattuale del rapporto, auspicando l'introduzione di forme di tutela universalistica dei "minimi vitali", funzionale ad evitare che consistenti fasce di popolazione scivolino verso la povertà e la compromissione dei diritti di cittadinanza, civili, politici e sociali.

MD rinnova il proprio impegno in favore della riapertura del processo di costituzionalizzazione dell'Unione e più in generale per una profonda democratizzazione del suo sistema decisionale attraverso il rafforzamento dei poteri del Parlamento Europeo e delle forme di partecipazione della società civile e dei cittadini alla sfera pubblica europea. Tappa essenziale di questo riavvio del "discorso costituzionale" rimane la ratifica definitiva del Trattato di Lisbona che consente di conservare le innovazioni più significative del vecchio Progetto di costituzione europea, a cominciare dalla formale obbligatorietà della Carta dei diritti dell'U.E. MD ribadisce l'urgente necessità del rafforzamento del capitolo sociale dell'Unione a fronte della crisi economica internazionale e dei rischi di disoccupazione di massa e delle difficoltà in cui si trovano i sistemi di tutela sociale nazionale, attraverso la predisposizione dei " minimi di trattamento comune" e la promozione del dialogo sociale. Ribadisce il suo impegno più che decennale per la costruzione e il completamento di un sistema di protezione dei diritti fondamentali multilivello incentrato sulla compenetrazione tra Costituzioni nazionali e Carte dei diritti sovranazionali e sul principio del " trattamento di miglior favore" che valorizza il ruolo del giudice ordinario come motore e cuore dell'intero sistema. Manifesta, in questa prospettiva, la propria soddisfazione per l'imponente "applicazione anticipata " della Carta di Nizza ad opera delle Corti i ogni livello .

Ricorda l'imponente lavoro realizzato da Medel in questi anni che ha intensificato i legami tra i gruppi professionali di vari paesi e guadagnato il ruolo di interlocutore privilegiato sia degli organi dell'UE che di quelli del Consiglio d'Europa. Il confronto e il rapporto tra magistrati europei, se si vuole una presenza garantistica efficace orientata ai valori del costituzionalismo europeo, si rivela come una risorsa strategicamente decisiva.

Approvato all'unanimità, Modena 29 marzo 2009

12 02 2009
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