Sugli attacchi a Paolo Giovagnoli


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del segretario generale Ignazio Juan Patrone

Secondo la Costituzione gli atti e i provvedimenti dei magistrati devono essere motivati; per questa ragione la critica della pubblica opinione e della stampa, quando è argomentata, è non solo lecita ma costituisce un fattore di crescita della democrazia e del dibattito politico.

La critica non deve però mai trasformarsi nella denigrazione e nell'attacco personale e tantomeno nella richiesta di un intervento esterno volto esplicitamente a fermare un singolo magistrato o l'operato di un ufficio giudiziario. In tal modo non si esercita un diritto ma si mette a repentaglio l'autonomia e l'indipendenza della giurisdizione.

Destano perciò la più viva preoccupazione le dichiarazioni irresponsabili degli esponenti politici bolognesi che hanno attaccato personalmente il Pm Paolo Giovagnoli, chiedendo di "fermarlo politicamente". Del tutto gratuite e pericolose appaiono poi tali dichiarazioni quando ricalcano la logica dell'attacco al giudice e della difesa dal processo che ha connotato la scorsa legislatura provenendo da forze politiche ben diverse da quelle che oggi a Bologna invocano interventi esterni. Evidentemente le tossine messe in circolazione da Berlusconi e dalla sua maggioranza sono entrate in circolo. Al collega attaccato in modo tanto rozzo va quindi la nostra solidarietà, mentre chiediamo che questo genere di interventi, impropri e pericolosi, cessi immediatamente.

26 04 2006
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