Lettera aperta sui mali della giustizia


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dei magistrati italiani

Al Ministro della Giustizia Al Vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura

Siamo magistrati della Repubblica Italiana. Siamo impegnati ogni giorno in condizioni difficili nel compito di applicare la legge, dirimere le controversie tra i cittadini, accertare la responsabilità delle persone accusate di delitti. Decidiamo della libertà delle persone, dei loro beni, della tutela dei diritti. Siamo consapevoli del fatto che spesso le decisioni arrivano troppo tardi e non sempre i bisogni e le aspettative di giustizia sono soddisfatte.

Da anni chiediamo, tramite la nostra associazione, al Governo e al Ministro, a cui compete l'organizzazione del servizio, di fornire i mezzi e le strutture necessarie a rendere il servizio adeguato alle esigenze dei cittadini e agli standard degli altri paesi dell'Unione Europea.

Da anni, allo stesso scopo, chiediamo anche interventi di riforma sulle procedure e sui codici. E pi volte abbiamo offerto contributi di proposta elaborati sulla base della nostra esperienza professionale. Inoltre, da tempo abbiamo proposto una riforma del sistema dei controlli che assicuri una migliore professionalità di tutti i magistrati. Le nostre richieste sono sempre rimaste inascoltate. Anzi gli stanziamenti per la giustizia si riducono ogni anno e nemmeno consentono di affrontare le spese minime necessarie per il funzionamento degli uffici. Le riforme legislative approvate negli ultimi tempi, con interventi di settore e privi di una visione organica, hanno confuso il quadro legislativo, appesantito le procedure, rendendo ancora pi lunga e tormentata la durata dei processi. In questa situazione il Parlamento si appresta ad approvare una riforma dell'ordinamento giudiziario, che riscrive le regole di organizzazione della magistratura.

Secondo noi questa riforma è sbagliata e inutile e, per molti aspetti, incostituzionale. Con questa riforma i magistrati dovranno dedicare buona parte del loro tempo a studiare per preparare i numerosi concorsi che dovrebbero scandire la loro carriera, sottraendo tempo ed energie alla attività di indagine e alla preparazione delle cause. Inoltre i magistrati saranno meno liberi, in quanto la loro carriera non dipenderà pi dall'organo di autogoverno previsto dalla Costituzione, il Consiglio Superiore della Magistratura, ma, in molti aspetti, dal Ministro e dai vertici della gerarchia interna. La separazione di fatto delle carriere dei giudici e dei pubblici ministeri e la attribuzione di amplissimi poteri di indirizzo e di controllo ai vertici degli uffici di Procura portano alla creazione di un corpo separato e rigidamente gerarchizzato e rappresentano un rischio serio per le garanzie dei cittadini e per l'eguaglianza di tutti i cittadini: questa riforma contrasta con la Costituzione che impone l'unità della magistratura e porrà le premesse per la collocazione del pubblico ministero nell'orbita del potere politico.

Con questa riforma i cittadini non avranno una giustizia pi celere e pi efficiente. Ma solo magistrati meno liberi e indipendenti.

Per questo chiediamo di non approvare questa riforma. E chiediamo che ognuno, nell'ambito dei propri compiti istituzionali, si impegni per realizzare le riforme utili alla giustizia.

16 11 2004
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