Il Parlamento ha approvato la riforma


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del segretario nazionale Ignazio J. Patrone

Il voto di fiducia col quale la Camera, ignorando il messaggio del Presidente della Repubblica, ha approvato definitivamente la riforma Vietti-Castelli simboleggia bene la sordità con la quale in questa legislatura si sono affrontati i problemi della giustizia.

Le carceri scoppiano, nelle nostre aule dobbiamo far fronte a mille carenze quotidiane, il personale amministrativo viene umiliato dalla mancanza di innovazione e di risorse, la durata dei processi continua ad essere del tutto irragionevole. Di fronte a tutto ciò il Governo e la maggioranza hanno perseguito con ostinazione la sola strada di punire "la protervia" dei magistrati e di riportare all'ordine il Csm con un unico obbiettivo: diminuire l'indipendenza del potere giudiziario attraverso una riforma autoritaria ed illiberale.

A ciò si è aggiunta, con l'emendamento Bobbio, la novità di una norma scritta ed approvata al dichiarato scopo di impedire ad un singolo magistrato, Giancarlo Caselli, di aspirare ad un posto direttivo per il quale ha tutti i titoli: uno scandalo nello scandalo.

Tutto stava scritto nell'odg approvato dal Senato il 5 dicembre 2001: nulla nasce a caso. Questa riforma-contro è figlia della stessa politica che intende riformare in senso autoritario la nostra Costituzione e che, con l'indecente ddl ex-Cirielli, vuole sancire un diritto penale dichiaratamente a due velocità.

La cultura dell'indipendenza è però ben radicata tra i magistrati italiani e Md continuerà a difenderla, insieme con la cultura dei diritti che si ispira a quell'art. 3 della Costituzione che -lo ricordiamo a qualcuno che si è distratto, anche a sinistra- consta di due commi.

La nostra non è stata una battaglia inutile. Non ci lasceremo chiudere nell'isolamento di una carriera burocratizzata, non ci ridurranno al silenzio per timore dell'azione disciplinare.

Compito dell'associazionismo giudiziario in generale, e di Md in particolare, sarà ancor pi di prima quello di rompere l'isolamento dei singoli magistrati, di dialogare all'esterno, di difendere l'indipendenza e l'autonomia, anche dei singoli magistrati.

Una cosa deve essere chiara per tutti: non staremo con la bocca chiusa e la nostra tastiera non si coprirà di un velo di polvere.

21 07 2005
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