16 ottobre duemilacinque, più uno


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del segretario generale Ignazio Juan Patrone

Il 16 ottobre del 2005 il dottor Fortugno veniva ucciso a Locri. Quell'omicidio sembrò scuotere la Calabria e il Paese: tutti i principali quotidiani pubblicarono ampi servizi sulla Regione, sulla sua economia assistita, su quel sistema sanitario dove la vittima prestava la sua opera. I ragazzi di Locri, testimoni di un'arretratezza che avvilisce tutti e tutti punisce, divennero gli ospiti d'onore di manifestazioni di partito e di trasmissioni televisive. Quello striscione bianco e quel grido "ora ammazzateci tutti" sembrarono per un momento sfondare il muro del silenzio e della rassegnazione.

Alcuni colleghi avvisarono: attenti alla politica dei riflettori accesi, la Calabria è avvolta dal silenzio, l'Italia sembra fermarsi a Roma e la criminalità di qui non fa audience: c'è e si sa. E' una storia che si riproduce, tanto è vero che oggi quell'anniversario fa notizia nelle pagine interne o in coda ai tg, ma solo perchè il Presidente del Consiglio depone un mazzo di fiori -pare fornito da una ditta sospetta! - e il Presidente della Repubblica chiede informazioni, tramite Prefetto, sulle indagini. Avevano ragione, non siamo nel 2006, siamo ancora nel duemilacinque, più uno.

E la giustizia ?

Gli uffici calabresi soffrono più di altri di una crisi che sembra inarrestabile. Ci attendevamo politiche ben diverse, ma tutto sembra fermo, bloccato da interessi politici, romani e locali, che convergono nel paralizzare ogni iniziativa, ogni progetto. Il contrasto alla criminalità, in Calabria come in Sicilia, in Puglia come in Campania, non ha bisogno di "emergenze" e di promesse ma di fatti concreti, di una programmazione pluriennale e di un clima politico e culturale favorevole, tutte cose che oggi non sembrano esattamente in cima ai pensieri dei reggitori della cosa pubblica. Il CSM da parte sua si limitò (nonostante le forti richieste di Md e del Movimento) a una visita a Reggio (ma non a Catanzaro) della Settima Commissione, esaminò qualche situazione, ma al momento della decisione si spaccò secondo le "solite maggioranze" e non ci fu modo, nonostante i nostri sforzi, di invertire il tran-tran.

Una domanda si impone: abbiamo fatto abbastanza ? No, di fronte ad un dramma nazionale come quello calabrese (e quello siciliano, napoletano o pugliese) non si fa mai abbastanza. Intere aree del Paese sono sotto il controllo della criminalità e la magistratura e il suo autogoverno non possono limitarsi a invocare (come è sacrosanto ) le inadempienze altrui, del Governo o del Parlamento, ma devono anche guardarsi dentro. Confidiamo che il nuovo Consiglio non riproduca le logiche della maggioranza del precedente e che sia possibile in tempi rapidi assumere iniziative concrete, per la Calabria e per tutti i distretti dove la lotta alla criminalità assume aspetti drammatici.

Oggi, nell'anno "più-uno", sono ancora attuali le parole di un documento della nostra Sezione di Reggio: è necessario coinvolgere tutti in processi di innovazione dei modelli organizzativi e di sviluppo di strategie operative nuove ed efficienti, perchè solo di modelli condivisi e partecipati possono dare risposte adeguate e durature alla criminalità organizzata e alla cultura che questa esprime; è necessario pensare a strategie di lungo periodo -e non solo per il penale- a un progetto complessivo che vinca l'atteggiamento pigro e svogliato nella gestione di molti uffici e la tentazione di delegare solo ad alcuni le responsabilità strategiche ed operative, rilanciando il ruolo e le capacità propositive di tanti colleghi che, con semplicità e senza clamori, esercitano la giurisdizione a vantaggio della comunità, fronteggiando - senza farsi intimidire e senza rinunciare alla normalità - una presenza criminale senza pari.

A quei colleghi, sottoposti a pressioni di ogni tipo e costretti a lavorare in condizioni che è difficile immaginare stando in altre sedi, va tutta la nostra stima. E' certamente poco, ma almeno sappiano che è sincera, come l'impegno non emergenziale contro la criminalità e per la legalità che vogliamo mantenere alto.

16 10 2006
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