Risultati di un questionario distribuito negli uffici penali toscani


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di Fernando Prodomo

STORIA DI UN PICCOLO CONTRIBUTO

PER GRANDI PROBLEMI

E’ ormai fatto acquisito nella riflessione post-elettorale di Magistratura Democratica che il nostro gruppo stia attraversando un periodo di difficoltà nel dialogare e confrontarsi con i magistrati, soprattutto con quelli meno vicini alle nostre sensibilità politiche e con quelli delle generazioni più giovani.

 

MD ha scontato in un'unica soluzione ed in modo eclatante proprio quella che è, insieme, la sua anima e la sua immagine: per i magistrati italiani noi siamo quelli” che non hanno avuto remore a mettere sotto processo la classe politica (anche se ovviamente ciò non corrisponde al vero), e quindi i colpevoli della violenta reazione di quest’ultima contro la nostra indipendenza; al tempo stesso siamo visti dai colleghi come i giudici più politicizzati, più disposti all’analisi ed al dialogo costruttivo con gli altri poteri, in un momento di tendenziale chiusura corporativa sulla difensiva” della categoria.

Ed allora, se da una parte MD rischia seriamente oggi, per questi motivi, l’isolamento all’interno dell’ANM, la magistratura come potere e come corpo è già quasi del tutto isolata dalla collettività, dalla società e dai singoli cittadini: non esiste un partito dei giudici”, non abbiamo più il sostegno popolare” che c’era negli anni ’80 e ’90, siamo ridotti a sperare nel singolo ministro, della giustizia o dell’economia che sia, siamo considerati dai cittadini i primi responsabili dell’inefficienza processuale.

 

In altre parole, o ce la caviamo da soli, chiudendoci nel riccio della corporazione ed entrando nell’attuale dinamica italiana del tutti contro tutti” ben evidenziata dal dibattito e dallo scontro politico sull’ultima legge finanziaria; oppure occorre con estrema pazienza, puntando però su tempi non brevi, non medi, ma lunghi, ricucire il senso della giurisdizione rispetto agli altri poteri statali e rispetto agli utenti finali del nostro lavoro.
Per riconquistare questi ultimi non basta più che i soliti volontari” di MD si sbattano vorticosamente tra convegni, incontri nelle scuole, partecipazione motivata negli organismi istituzionali, documenti pubblici, critica alle decisioni dei colleghi ed attenzione al rispetto delle tabelle organizzative degli uffici: tutto questo va fatto necessariamente, ma non è sufficiente, occorre trovare dei valori aggiunti, dei catalizzatori che accellerino quel processo di ricomposizione cui accennavo sopra, e che credo risiedano in una più forte denuncia delle situazioni di inefficienza addebitabili sia a singoli giudici, non più difendibili per la loro inesistenza” negli uffici, sia alle strutture ed alle organizzazioni, che pure hanno dei responsabili con nomi e cognomi nei capi degli uffici.

 

In altre parole, occorre ripartire da una fortissima autocritica e da un’altrettanto valida capacità di incanalare il malcontento diffuso oggi tra i magistrati, anche di MD,che spessissimo mugugnano in privato ma poi non partecipano alle assemblee ANM o di corrente, agli incontri di formazione, alle riunioni di ufficio, e alla fine sostengono pure che l’ANM è debole o inerte di fronte agli attacchi alla giurisdizione ed agli stipendi . In questo occorre essere assai poco ideologici e molto pragmatici, e soprattutto continuare a dialogare con vertici e basi delle altre correnti, soprattutto i Movimenti.

Occorrerà da domani una grandissima capacità di ascolto di tutte le singole voci che si levano oggi in ordine sparso ( i colleghi, i cittadini, gli stranieri, i giovani, i rappresentanti istituzionali, le categorie produttive, il ceto medio professionale, ecc.), e di sintesi politica eccezionale, cui tutti siamo chiamati a dare un contributo piccolo o grande , per vedere alla fine realizzati, e possibilmente al meglio, i diritti di tutti, compreso chi fa il mestiere del giudice.

Di qui l’idea, partorita da Luisa Romagnoli, Armando Mammone e me, di un breve questionario da inviare ai colleghi del distretto di Firenze, tutto incentrato sui problemi dell’organizzazione del lavoro giurisdizionale penale, in particolare negli uffici giudicanti (sostanzialmente dibattimentali) e requirenti di primo grado.

Duplice l’esigenza: conoscere i punti critici dei mestieri del giudice oggi, e riannodare il dialogo con i magistrati sul piano dell’impegno e delle difficoltà quotidiane, dopo le sbornie delle riforme legislative, in particolare quella dell’ ordinamento giudiziario.

Di seguito i risultati ed una breve analisi degli stessi.

 

Uffici giudicanti

(hanno risposto, con più voci, Firenze, Prato, Pistoia):

  1. è garantita sempre l’assistenza amministrativa in udienza?

Tendenzialmente si, ma con limiti d’orario

  1. è garantito sempre il servizio di fonoregistrazione?

Si, salvo nei periodi di agitazione sindacale da parte degli addetti, più frequenti di recente

  1. nel dibattimento, è garantita sempre e puntualmente la presenza dell’ufficiale giudiziario?

Si passa dal sì di Pistoia al mai di Prato, attraverso il ni di Firenze

  1. Devi intestare personalmente le sentenze o altri provvedimenti del giudice? In caso affermativo, per quale motivo?

Generalmente no, a Prato si per insufficienza di personale

  1. Si sono tenute riunioni organizzative dei magistrati del tuo ufficio o sezione dopo le varie riforme legislative degli ultimi anni, dalla modifica della prescrizione sino all’applicazione dell’indulto? Se si, su quali argomenti?

Si a Prato e Pistoia, no a Firenze; gli argomenti discussi sono stati prescrizione, recidiva e indulto; a Pistoia vi è una cadenza di riunioni buona (ogni uno o massimo due mesi)

  1. Il Capo dell’ufficio ha indicato nuovi criteri di organizzazione nella trattazione degli affari dopo l’entrata in vigore della legge di indulto?

Nessun capo, malgrado l’espresso invito del CSM, ha provveduto in tal senso, forse anche per rispetto delle scelte organizzative delle sezioni e soprattutto dei singoli magistrati

  1. Il Pm delle indagini riesce a seguire personalmente il processo nella fasi del giudizio?

No, salvo rare eccezioni

  1. Sono previsti giudizi direttissimi tutti i giorni della settimana? Anche collegiali?

Risposte diverse dai singoli uffici, solo Prato prevede collegi quadrisettimanali per giudizi direttissimi, Firenze dal 2007 ha istituito la direttissima anche il mercoledì, e quindi tutti i giorni tranne la domenica

  1. E’ presente il difensore d’ufficio di turno all’inizio dell’udienza?

Praticamente mai

  1. Quanti processi in percentuale non possono essere celebrati e vengono rinviati per difetti di notifica?

La media delle risposte fa pensare approssimativamente ad un 15%

  1. E quanti per assenza dei testi?

Molti, probabilmente sopra il 20% del totale, malgrado l’uso ormai massiccio di accompagnamento e sanzione; Prato sottolinea carenze da parte dell’organo requirente, come pure la piaga della mancata prova della notifica e l’aumento delle giustificazioni da parte della PG

  1. E’ prevista l’udienza dibattimentale c.d. di smistamento? Con risultati positivi?

Ottimi risultati a Pistoia e Prato, in quest’ultima sede applicata anche per i collegiali, con possibilità di maggior tempo per risolvere le questioni preliminari: naturalmente con il correttivo di derogare allo smistamento ed assumere immediatamente i testi presenti nei processi con detenuti.

  1. Quanti giudizi contumaciali vengono celebrati in media?

Dal 50 all’80% del totale !

Uffici requirenti

(hanno risposto Firenze, Livorno e Lucca)

  1. Nel tuo Ufficio sono state emanate direttive per il puntuale, corretto ed uniforme esercizio dell’azione penale ed il rispetto delle norme sul giusto processo?

Non a Livorno

  1. Sono stati determinati i criteri di assegnazione degli affari, in particolare quelli ad assegnazione automatica?

Si, salvo che a Livorno le deroghe non sono predeterminate

  1. Nel tuo Ufficio si sono svolte o si svolgono riunioni dei magistrati convocate dal Procuratore della Repubblica? Se si, con quale frequenza e per quale tipo di problematiche?

Si, ogni due mesi circa, su organizzazione e novità legislative

  1. Ti è capitato, come sostituto procuratore, di ricevere l’indicazione dei criteri da seguire nella trattazione di un procedimento da parte del Procuratore?

No, salvo qualche caso di indicazioni di massima

  1. E’ capitato che una tua richiesta di misura cautelare non abbia avuto l’assenso del Procuratore e per quali motivi? Con quali conseguenze?

No

  1. Sono stati previsti nel tuo ufficio criteri generali per l’impiego della Polizia giudiziaria?

No

  1. Sono stati previsti nel tuo ufficio criteri generali per l’impostazione delle indagini in relazione a settori omogenei di procedimenti?

No, salvo che per i reati sessuali a Firenze

  1. Quali sono le carenze relative al personale amministrativo, ed ai mezzi necessari al regolare svolgimento ed all’efficienza del tuo lavoro?

Notevolissime circa l’assistenza ai magistrati e la lentezza negli incombenti ex art. 415 bis soprattutto in fase di notifica, in assenza di prassi stabili circa la ripartizione delle funzioni tra segreterie e cancellerie del tribunale, sia dibattimento che Gip, (ad esempio stralci e fotocopie) segnalate da Livorno ma esistenti anche a Firenze

  1. quanti indagati in percentuale si avvalgono delle varie facoltà connesse all’art. 415 bisc.p.p?

    tra il 5 ed il 20% a secondo degli uffici

  2. quanto tempo passa tra la ricezione della notizia, la richiesta di archiviazione, il decreto di archiviazione?

Tempo non quantificato e difficilmente quantificabile, si segnala diversità di prassi tra uffici dove si chiede l’archiviazione da parte del PM molto presto ed altri dove si aspettano quasi sempre i sei mesi per le indagini; a volte l’”intoppo” è nella segreteria (che trasmette in ritardo la richiesta al Gip), in altro ufficio è quest’ultima cancelleria che fissa le udienze ex art. 409 cpp con molto ritardo

  1. Quanti sono percentualmente i rigetti di richieste di archiviazione di Ignoti?

Quasi inesistenti

  1. Quante le imputazioni coatte senza opposizione?

Quasi nessuna

CONCLUSIONI

In linea di massima, la situazione organizzativa appare maggiormente critica presso gli uffici giudicanti che quelli requirenti, e forse la ragione risiede nel fatto che i primi devono affrontare evenienze processuali maggiormente variegate ed imprevedibili rispetto ai secondi.

 

Per tutte, il diverso peso” che ha l’intervento del difensore nella fase delle indagini (tuttora pressoché di mera garanzia, malgrado gli obblighi legali di comunicazione e la possibilità di svolgere indagini difensive, per ora utilizzata ai minimi termini) rispetto a quelle successive.

 

Ma anche l’appesantimento collegato a tutte le notifiche necessarie in vista del processo, che si estendono anche alle persone offese, e l’ansia di aver visto parte del tempo necessario per la prescrizione già consumato o per le indagini o per le notifiche o ancora per i tempi tecnici di fissazione delle udienze idonei ad evitare un ingestibile ingorgo dei processi.

 

Quali sono i punti che maggiormente preoccupano, sotto il profilo prettamente organizzativo, i magistrati penali toscani?

Dalle risposte al nostro questionario sembrano principalmente:

  1. la scarsità di risorse di personale per l’assistenza al giudice ed al PM da parte dei livelli meno qualificati del personale amministrativo, che però a volte rivestono un ruolo indispensabile per la celebrazione dei dibattimenti ( ad esempio gli ufficiali giudiziari, i commessi, i dattilografi)

  2. l’assenza del difensore d’ufficio di turno all’inizio delle udienze, circostanza che costringe tribunali PM e altre parti ad attese anche vergognose, che incidono direttamente sulla buona e celere gestione dell’udienza, dei singoli processi, dei testimoni presenti

  3. in alcuni uffici la scarsa frequenza di riunioni tra magistrati e con i capi sui problemi organizzativi del singolo ufficio o della sezione, cui si rimedia con il porta a porta” tra colleghi e lo scambio volante di informazioni.

  4. L’assenza totale di direttive sull’organizzazione ed i tempi del lavoro, al di fuori della forma non più utilizzabile dei criteri di priorità” un tempo legislativamente previsti, da parte dei capi degli uffici: è necessario ricordare in ogni momento che la macchina della giustizia è oltremodo complessa e deve tenere il passo con la modernità, non potendo quindi sperare di vivacchiare ulteriormente sul sacrificio e la buona volontà dei singoli operatori, a fronte dei recenti interventi legislativi che si sono rivelati devastanti per il buon funzionamento di tribunali, procure e corti. Qui occorre uno sforzo ricognitivo forte sui tempi dei processi, sulle risorse disponibili, e l’adozione di scelte coraggiose e responsabili al tempo stesso da parte dei magistrati dirigenti, con lo strumento tabellare, non calato improvvisamente dall’alto, ma condiviso nella sua fase di studio e di proposta con tutto il personale, di magistratura e non, e preferibilmente anche con le organizzazioni dell’avvocatura disposte a superare il livello della mera critica non costruttiva.

  5. L’impossibilità di un qualche controllo sull’esercizio del potere di revoca dell’assegnazione da parte del Procuratore capo, e delle deroghe ai criteri generali nelle assegnazioni iniziali

Che fare?

Occorre sicuramente uno sforzo di dialogo tra uffici requirenti e giudicanti sul piano organizzativo. Non è più possibile eludere la creazione di meccanismi (già in essere sicuramente a Torino e Milano) per far si che un PM tendenzialmente segua i suoi processi anche nelle fasi successive a quella delle indagini; occorre dare un peso” ,ed indicarlo , anche ai procedimenti a citazione diretta, per permettere una migliore organizzazione delle udienze dibattimentali.

E’ poi necessario chiedere espressamente al legislatore un intervento sul sistema delle notifiche, a fini di semplificazione, anche sfruttando al meglio le nuove tecnologie; e sempre al legislatore una revisione delle norme sull’irreperibilità e sulla contumacia, al fine di evitare gli attuali enormi sprechi di risorse.

Appare oltremodo opportuna l’adozione, da parte dei Presidenti di Tribunale, di criteri tendenzialmente standard per le modalità di celebrazione dei processi in cui l’imputato sia stato dichiarato contumace, in attesa di una riforma legislativa dell’istituto.

Analoga attenzione dovranno avere i Procuratori della Repubblica sui tempi morti” cui sono sottoposti i procedimenti in attesa dell’esercizio effettivo dell’azione penale, e sfruttare i poteri loro oggi conferiti dalla legge per monitorare le modalità dell’esercizio predetto nei loro uffici, al fine di garantirne razionalità ed efficienza.

Al tempo stesso sembra imporsi un ritorno ormai ineludibile ad un controllo serio ed effettivo del Consiglio superiore della magistratura sulla assegnazione degli affari negli uffici di Procura, al fine di evitare la creazione di isole di potere dal sapore feudale, ed una ingiustificata compressione delle professionalità dei sostituti procuratori.

Fernando Prodomo, giudice del tribunale per i minorenni di Firenze

01 02 2007
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