Intervento del Segretario generale del Movimento per la Giustizia


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di Carlo Citterio, Segretario generale del Movimento per la Giustizia

 

 

1. Ringrazio dell’invito e porto il saluto solidale del Movimento per la Giustizia a questo Sedicesimo congresso di Magistratura Democratica, con l’augurio sincero che sia un’occasione propizia per la crescita ed il rafforzamento del vostro Gruppo, nell’interesse dell’intera magistratura italiana.

 

La ricchezza e l’intensità dei documenti delle diverse assemblee sezionali danno certezza di esiti comunque positivi.

 

Nei pochi minuti che ho vorrei permettermi di tentare di offrire un contributo che possa essere utile momento di confronto per la vostra discussione. Mi rivolgo a voi con trasparenza, perché qui c’è tutta MD, con la sua base ed i suoi prossimi organi rappresentativi, e io penso sia necessario promuovere un metodo permanente di confronto forte e leale, che guardi alle idee ed ai fatti, alle aspirazioni ed alla realtà, senza secondi fini e con piena consapevolezza dei diversi aspetti delle problematiche.

 

2. Già prima delle elezioni del CSM avevamo avuto ripetuti segnali, in molte elezioni locali, di arretramento del consenso anche laddove ci si era presentati insieme.

 

L’esito delle elezioni del CSM è poi stato insoddisfacente per noi tutti, perché non siamo stati capaci di conservare il consenso che avevamo ricevuto nella precedente consiliatura. Un consenso che si era caratterizzato per momenti importanti di trasversalità, di adesione convinta di tanti ad un impegno condiviso per un autogoverno finalmente diverso, che prescindesse dalla nefasta e soffocante ma sempre presente regola dell’appartenenza. Che il nostro arretramento sia intervenuto quando il mutare del rapporto numerico dei componenti laici avrebbe consentito di tentare di concretizzare un autogoverno che si liberasse della metastasi del corporativismo e della logica dell’appartenenza - finalmente valorizzando le capacità professionali oggettive e perseguendo inaccettabili cadute o mancanze di professionalità, con la sola preoccupazione di rispondere alle aspettative dei cittadini per una giurisdizione corretta ed efficiente, non autoreferenziale ma servizio e garante del rispetto e dell’attuazione dei principi costituzionali - è fonte di responsabilità per noi tutti. Se infatti guardiamo all’interesse della magistratura italiana per un autogoverno rispettoso del ruolo che la Costituzione gli assegna, non importa chi abbia un seggio in meno o un seggio in più ma rileva il dato complessivo, e non sono sufficienti i consolidamenti dell’uno o dell’altro.

 

E’ inevitabile interrogarsi sulle ragioni per cui questo è avvenuto. L’impossibilità di trovare un equilibrio rinnovato che consentisse di presentare candidature in numero tale da non disperdere consenso, come in realtà imposto dalla logica dissolvente di un sistema elettorale volutamente destinato a impedire e il confronto delle idee e l’esercizio libero e consapevole di un effettivo potere di scelta dei magistrati elettori, ha varie cause, che coinvolgono tutti i nostri Gruppi, e qui non interessa discutere le eventuali diverse percentuali di responsabilità. Non vi è stata la capacità di fare quel passo indietro, o quel passo avanti, che sarebbe stato necessario per trovare questo nuovo equilibrio. E ciò ha deluso molti di coloro che avevano visto nella precedente esperienza elettorale del CSM l’avvio di una esperienza nuova, non tanto volta al superamento formale dei singoli Gruppi - prospettiva inattuale e fuorviante -, quanto caratterizzata dalla quotidiana condivisione e concretizzazione dei valori e delle aspirazioni comuni, o almeno assai simili, in tema di autogoverno. Le difficoltà obiettive riscontrate nell’esperienza consiliare precedente, l’insufficiente confronto e la non adeguata diffusione di esperienze di ricerca della condivisione, dove possibile e nei limiti di effettiva praticabilità, ne sono parziale spiegazione. Poi, ciascun Gruppo conosce le proprie peculiari problematiche e nella sua assoluta e doverosa autonomia sa anche rinvenire possibili concorrenti ulteriori spiegazioni.

 

Vorrei fare un cenno anche a taluni aspetti formali, e nient’affatto formalistici, che a volte hanno reso più difficoltoso e certo meno efficace il dialogo ed il confronto nel momento pre-elettorale. Mi riferisco alle diverse strutture dei Gruppi, che rispondono anche a sensibilità differenti ma certamente tutte meritevoli di pieno rispetto. Così, per il Movimento, l’assemblea nazionale è tuttora il solo luogo di formazione della volontà del Gruppo nelle scelte determinanti per la vita istituzionale e associativa. E’ una scelta statutaria che esprime il carattere e la qualità movimentista del nostro Gruppo, che rivendichiamo come consapevole peculiarità, e che tuttavia ha certo delle implicazioni evidenti per i passaggi procedimentali - e non di mero rito - che necessariamente la caratterizzano e di cui i nostri interlocutori debbono pur essere consapevoli.

 

3. Interessa tutti il futuro.

 

Le obiettive ed evidenti difficoltà del momento elettorale hanno portato intanto un frutto per noi molto importante, utile testimonianza della prospettiva di crescita che anche dalle tensioni più intense può trarsi, quando ci si confronti sui valori. Si è avviato un percorso federativo tra il Movimento ed Articolo 3 che, raggiunta la tappa significativa della segreteria congiunta nel distretto di Napoli, confidiamo possa in breve tempo ulteriormente evolversi in un’esperienza di quotidiana e definitiva condivisione delle scelte e delle condotte, professionali associative ed istituzionali.

 

Il rapporto del Movimento per la Giustizia con MD passa evidentemente innanzitutto dalla collaborazione consiliare. E’ infatti proprio al CSM che tutti i magistrati italiani guardano come luogo privilegiato dove i fatti e le condotte concrete spiegano e comprovano il tipo di autogoverno che viene associato ai diversi Gruppi. Anche se non posso sottacere lo sconforto che a volte prende quando si constata come ancora troppi colleghi guardino al ‘prodotto’ del CSM indifferentemente attribuendolo a tutti i Gruppi, semplicemente ignorando battaglie e impegni dei singoli consiglieri. Qui voglio e debbo immediatamente precisare che il Movimento rispetta come valore assoluto l’indipendenza dei singoli componenti, in particolare i propri, nelle scelte quotidiane che l’autogoverno impone e richiede. E’ anche questa una peculiarità della nostra esperienza movimentista cui non saremmo mai disposti a rinunciare, perché intrinseca alla stessa nostra ragion d’essere. Ma certamente l’insopprimibile e rispettata libertà dei singoli può e deve con equilibrio coniugarsi con l’attuazione delle linee programmatiche presentate ai magistrati elettori.

 

Ma il rapporto tra Movimento ed MD deve svilupparsi anche nell’attività istituzionale locale ed in quella associativa, nazionale e locale.

 

Ciò che ci distingue da MD, e ci distinguerà sempre, è quella ‘politicità’ che, giustamente dal proprio punto di vista, MD rivendica ufficialmente, orgogliosamente e con forza. Alla ‘politicità’ di MD corrisponde quella che noi definiamo la nostra ‘laicità’ e ‘impoliticità’. Uso qui, per dare contenuto a questi termini, un passo di una bellissima email che un collega milanese ha inviato in un recente momento di particolare difficoltà del nostro Gruppo: <Legalità, efficienza, professionalità, responsabilità, merito, laicità, dunque mancanza di collante clientelare, mancanza di collante ideologico; trasversalità; netta refrattarietà a piegare le scelte secondo "superiori" parametri di "opportunità politica" ed ancor meno secondo logiche clientelari . Tutto questo si è chiamato "impoliticità" del Movimento. Ne siamo stati giustamente orgogliosi, quando ciò determinava l'emergere della nostra diversità, una diversità non fine a se stessa, ma simbolo, espressione, testimonianza dei valori fondanti>. Ovviamente, mi scuso nel precisarlo ma vorrei essere chiarissimo sul punto, questi valori fondanti si nutrono e si fondano di Costituzione, aperti a tutte e solo le culture che convintamene ed insieme alla Carta fondamentale hanno dato vita.

 

Costituisce una componente essenziale di questa impoliticità il rapporto di netta autonomia rispetto alle collaborazioni ministeriali. Siamo ovviamente consapevoli, e convinti, che è necessario che al ministero della giustizia siano presenti magistrati preparati e capaci (impiegati nei settori dove possono valorizzare le precedenti esperienze, perché altrimenti è difficile non cogliere la strumentalizzazione dell’incarico per finalità diverse da quelle del concorso alla buona amministrazione che, sole, giustificano quel fuori ruolo). Ma altrettanto siamo convinti che si deve trattare di collaborazioni che non debbono portare ad alcuno stabile collateralismo, anche tra la burocrazia ministeriale e i gruppi associati, e tantomeno l’ANM. Leale collaborazione ed interlocuzione istituzionale è e deve essere tutt’altro dal coinvolgimento diretto nelle scelte e nella responsabilità della politica ministeriale del momento, perché questo nuoce in modo irrimediabile all’immagine ed all’efficacia dell’azione dell’Associazione.

 

Il terreno privilegiato di incontro con MD è allora la valorizzazione delle innumerevoli convergenze nell’affrontare le questioni essenziali della giurisdizione quotidiana e nell’individuarne le possibili soluzioni. Insomma, pur partendo da presupposti teorici spesso irriducibilmente diversi, tuttavia in concreto le ragioni del lavorare insieme e del condividere impegni e soluzioni ci trovano quasi sempre fianco a fianco. Non posso non fare riferimento alla mia personale esperienza in giunta veneta dell’ANM, dove con i colleghi eletti nella lista di MD vi è stata una permanente intesa, un’intesa ‘naturale’ e non forzata, sulla visione dei problemi contingenti della giurisdizione e sulle proposte ed i contenuti dell’azione associativa (dall’attenzione ed i rapporti con il personale amministrativo, gli avvocati ed i magistrati onorari, all’attività del consiglio giudiziario o alle iniziative sull’OG o per l’efficienza degli uffici).

 

Non solo è quindi possibile impegnarsi insieme anche a livello nazionale su obiettivi comuni, individuati concordemente, ma ciò è già in parte esperienza avviata (penso al gruppo civile ed alla ML ordinamentale). E proprio le mailing lists specialistiche comuni possono divenire una realtà efficace di dialogo, confronto, conoscenza, che favorisca lo sviluppo di parti di cultura ed acquisizioni comuni e di condivisione.

 

Credo in particolare che il punto di incontro ‘attuale’ possa e debba essere proprio quello del recupero di efficienza - in qualità e quantità - degli uffici e delle condizioni di lavoro (che osservo essere significativamente presente nel documento del segretario Patrone, in alcune recenti emails sulla ML di MD e in quasi tutti i vostri documenti sezionali), quello dell’organizzazione degli uffici, delle prassi virtuose, della gestione delle risorse, della loro dotazione, delle tabelle intese come strumento di corretta ed efficiente organizzazione e non di conservazione dei privilegi o degli interessi contingenti del singolo, della verifica seria della professionalità. Si tratterebbe di un punto di incontro con grande efficacia aggregante anche verso colleghi ‘non schierati’ ed i magistrati più giovani. Io credo che il rapporto del Movimento con MD deve infatti dar luogo ad esperienze diffuse dove ciò che si fa e propone non è solo la somma delle due denominazioni (MOV + MD) ma è un’occasione appunto di aggregazione di colleghi non schierati, un’aggregazione, anche al di là delle denominazioni, sui valori comuni relativi alle modalità di esercizio della giurisdizione ed ai principi costituzionali che la caratterizzano, anche tenendo ben presente il punto di vista del cittadino.

 

E luoghi privilegiati per queste esperienze diffuse debbono essere i consigli giudiziari e le giunte locali dell’ANM. Occorre infatti che tutti i magistrati si rendano consapevoli che il primo autogoverno è nei singoli uffici e nei singoli distretti e che a tale diffuso autogoverno essi possono e debbono partecipare in prima persona.

 

Ancora, la promozione di incontri congiunti che trattino le tematiche più attuali e rilevanti, di politica giudiziaria, di organizzazione, di cultura giuridica applicata alle quotidiane occasioni della giurisdizione. Con l’attenzione ai criteri non dell’appartenenza ma della competenza, ricercando l’apporto e la presenza dei giovani magistrati.

 

Ho letto con attenzione, tra gli altri, il deliberato dell’assemblea di Piemonte – Valle d’Aosta. Ho constatato che non solo avrei sottoscritto larga parte di quel documento, ma, di più, che quella larga parte coincide con affermazioni già presenti in atti anche formali del Movimento!

 

Ecco, dunque, il terreno di incontro. Non credo saggio pensare ad imporre dal centro iniziative o direttive in proposito. I rapporti tra Movimento ed MD risentono anche delle diverse storie e realtà locali. Occorre lasciare a tali realtà locali l’iniziativa, secondo i tempi e le modalità lì valutate opportune.

 

Ho avuto occasione di leggere di una possibile preoccupazione per <smascherare eventuali esitazioni della nuova dirigenza del Movimento, che dovrebbe essere incalzata con proposte concrete>. Non ritengo di dover dare assicurazioni rispetto a preoccupazioni così ipotetiche e forse un po’ intempestive. Osservo che quanto ho inteso esporre è parte del programma di questa segreteria e sul punto corrisponde sostanzialmente al contenuto dei vari documenti che sono stati presentati alla nostra assemblea nazionale.

 

Credo invece che tutti dovremmo per prima cosa preoccuparci sempre della coerenza tra i principi che affermiamo e le condotte che manteniamo: se vi sarà coerenza, non potrà che esservi crescita comune, nell’interesse non nostro, ma della magistratura e della collettività. Le incoerenze e le contraddizioni non ci saranno perdonate. E giustamente. Vi ringrazio.

 

 

Carlo Citterio

Segretario generale del Movimento per la Giustizia

 

 

14 02 2007
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