8 dicembre 2010- Magistratura Democratica sul testamento biologico: in balia di ministri e sottosegretari?


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Tre Ministri (Interni, Salute,Lavoro) sugli scudi. Il dictat è di qualche giorno fa. 

Alt ai registri per la raccolta deitestamenti biologici istituiti da alcuni Comuni italiani. Sono illegittimi.“Prendono in giro il cittadino”. Solo lo Stato legifera sul fine vita. Se ilComune interviene compie un illecito. Abusa di risorse umane e finanziarie.

La stampatace, ma il fatto è sorprendente. Basta una circolare ministeriale adostacolare l’iniziativa a tutela di una libertà fondamentale? In realtà, l’ideadei Comuni, tra cui Firenze, è preziosa. Senza altri strumenti previsti dallalegge, ben venga il registro dei testamenti biologici. Annota decisioni darappresentare ai medici in caso di bisogno. Evita complicate ricostruzionidella volontà di persone che hanno perso la capacità psichica, come nel caso diEluana Englaro. Offre ai medici almeno una certificazione su indicazioni deltipo: no sangue, si alla morfina, no al terminal sedation, si allesperimentazioni. Ed allora, bisogna dire le cose come stanno. Il divieto deitre ministri mette in discussione un pezzo di costituzione. Il diritto dirifiutare una cura ognuno di noi può esercitalo nei tempi e nelle forme checrede. Anche scrivendolo in un sms o nel computer, confidandolo ad unparente o affidandolo ad un video. D’ora in poi, dovremo forse attenderel’autorizzazione di un ministro o di un sottosegretario?

Ma l’invettivacontro i Comuni “invadenti” non è una novità. In passato lo stesso trattamentolo si è riservato ai giudici. Pensate alle accuse dopo la sentenza del citatocaso Englaro, quando si è ritenuto legittimo il rifiuto di cure salvavita.Giudici “contro” il parlamento, si è detto. Giudici che “condannano a morte”.Senza mai ricordare che quei giudici avevano applicato la costituzione, ossiala massima espressione della vita parlamentare.

La circolaredei Ministri ha un obiettivo ben preciso. Promuove un messaggio culturalecondiviso dalle gerarchie ecclesiastiche. E’ un specie di manifesto ideologicocontro il sentire di tanti. Di coloro che desiderano essere padroni del lorodestino. Di quelli che, di fronte ad una medicina che estende sempre più le suecapacità tecniche, vogliono evitare di essere trasformati in vegetali; o dipiombare nell’incubo di essere tenuti in vita a tutti i costi, con sofferenzeinenarrabili.

Certo, al dilà della circolare e dei registri, il tema di fondo resta delicato. Tocca cordemolto intime. Coinvolge la sfera dei rapporti affettivi tra malato e personevicine a lui. Il modo di concepire l’esistenza, la sofferenza, le convinzionireligiose. Sinora in Italia, le risposte sono state affidate solo ai medici eai giudici. Il parlamento, tanto invocato nella circolare dei tre Ministri, èrimasto silente. Anche sul testamento biologico, nonostante da anni se nediscuta. E’ timido, pur in presenza di chiare indicazioni della costituzione edelle convenzioni internazionali sulla libertà di autodeterminazione delmalato. Teme di aprire una breccia verso forme di eutanasia non controllabili;o casi di “abbandono terapeutico” di persone non abbienti, magari costrette asottoscrivere il rifiuto di determinate cure prima di entrare in certecliniche. Ma proprio il silenzio del parlamento ha propiziato soluzioni deltipo di quelle proposte da alcuni Comuni. I registri comunali, in fondo, nonsono che uno dei tanti modi per rendere effettivo il passaggio dal potereassoluto del terapeuta alla scelta responsabile del paziente. L’auspicio,dunque, è che simili soluzioni non siano materia per nuovi conflitti. Tra Statocentrale e enti locali, tra chiesa e cittadini, tra politica e magistratura. Apagarne il prezzo più alto sarebbero persone che soffrono.  (Piergiorgio Morosini, SegretarioGenerale di Magistratura democratica)

 

 

30 03 2011
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