Intervento di Vittorio Borraccetti - XXIX Congresso ANM


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1. In un articolo apparso su Cassazione penale del novembre 2007 Tullio
Padovani, discorrendo dei mali della giustizia penale, ricordava le cause
dell'irragionevole durata dei processi (uno dei tre capitoli di un libro
nero, gli altri due essendo l'ineffettività del sistema punitivo e
l'illegalità
e disumanità del sistema carcerario) nelle seguenti: l'esuberante
proliferazione di reati, la disciplina del processo gravata da eccessi di
formalismo dilatorio e infarcita di garanzie superflue, infine una cattiva
organizzazione degli uffici giudiziari in una cronica penuria di risorse
materiali.

La situazione che viviamo da troppi anni (di collasso della giustizia
penale si parlava già alla fine degli anni 70) esige che finalmente si ponga
mano ad un'inversione di tendenza. Vi è ormai consenso generale
sull'esigenza
di un progetto organico, di ampio respiro, che investa tutti gli aspetti
della grave crisi del sistema. Per la realizzazione di un progetto del
genere serve tempo. Ma la sua definizione nelle linee generali sarebbe
possibile in tempi abbastanza rapidi. Gli studi e le proposte non mancano,
dai lavori delle commissioni ministeriali per la riforma del diritto penale
e in materia di procedura penale che si sono succedute nel corso degli
ultimi 15 anni, alle elaborazioni delle associazioni degli avvocati, agli
studi e alle proposte dell'Associazione Nazionale Magistrati. Servono a
questo punto la volontà politica e il leale contributo delle organizzazioni
degli operatori.

Accanto al progetto organico di riforma servono anche interventi
nell'immediato
per evitare almeno che la crisi peggiori. In particolare per il processo
penale sono urgenti interventi migliorativi che, senza perdere di vista il
quadro di insieme degli obbiettivi da raggiungere con il progetto generale,
rimedino agli aspetti di più grave inefficienza. E occorre al contempo
evitare interventi settoriali che aumentino il grado di inefficienza del
sistema.

Bisogna puntare a una giustizia penale che funzioni bene quotidianamente per
tutti i casi che è chiamata ad affrontare. Che funzioni innanzitutto come
capacità di adottare decisioni tempestive, senza di che le leggi, anche
quelle eccezionali motivate da emergenze di vario genere, finiranno per
essere declamazioni inefficaci. Quando si insiste, come i magistrati fanno
da tempo, sulla richiesta di modifiche normative che incidano sulla durata
irragionevole del processo penale, non si pensa ad una giustizia sommaria e
sbrigativa, né ad una giustizia fatta nel più breve tempo possibile.
Nessuna rinuncia al pieno esplicarsi delle garanzie difensive, nessuna
rinuncia al contraddittorio come metodo di acquisizione della conoscenza nel
processo. Si vuole richiamare il valore del tempo nella decisione del
Giudice. Una decisione, quale che sia, a troppa distanza dalla formulazione
dell'accusa, non rende giustizia.

Il tema della sicurezza ha dominato la recente campagna elettorale, è stato
un fattore del consenso espresso da una netta maggioranza degli italiani
alla coalizione vincitrice delle elezioni del 13 e 14 aprile, è tuttora al
centro del dibattito politico e delle iniziative del governo.

Al di là di strumentalizzazioni ed enfatizzazioni delle reali dimensioni del
problema, non si può misconoscere l'esigenza di tutelare la sicurezza di
ciascuna persona e della collettività rispetto alle molteplici aggressioni
di vario genere che la insidiano e che non ricevono sempre risposta adeguata
di giustizia. Molteplici aggressioni, si diceva. Portate dalla criminalità
predatoria e da altre forme di violenza. E portate, ancora, dalla
criminalità organizzata, dalla criminalità economica, dalla corruzione.
Orbene, la sicurezza per essere davvero tutelata ha proprio bisogno di una
giustizia penale che funzioni nella sua normalità quotidiana. Che funzioni
per tutto, perché è la riposta complessiva di giustizia che tutela la
sicurezza e la legalità. Non l'invenzione ripetuta di norme eccezionali in
quadro di cattivo funzionamento quotidiano. L'esperienza ce lo dovrebbe
aver insegnato. Può esservi la necessità di adattare le strutture ordinarie
alle esigenze di repressione dei fenomeni criminali, ma a ciò si può
rispondere senza alterare il quadro dell'assetto vigente della
giurisdizione. Come è stato fatto a suo tempo per la criminalità mafiosa con
l'istituzione delle Procure distrettuali antimafia.

Proprio perché i magistrati vogliono concorrere nell'esercizio delle proprie
funzioni a tutelare la sicurezza dei cittadini, manifestano legittimamente
anche attraverso l'Associazione Nazionale Magistrati, la preoccupazione per
l'introduzione di un reato, come quello di ingresso illegale nello Stato,
sia per consistenti ragioni di principio, sia per ragioni riguardanti la
capacità non solo dell'istituzione giudiziarie ma dell'intero apparato
statale di fare applicazione di esso.

2. Si diceva che sono necessari anche interventi immediati. Anche questi non
di facile e pronta attuazione, ma assolutamente necessari, da attuare in un
tempo contenuto. Mi limito a richiamare le proposte avanzate di recente
dalla Giunta dell'Associazione Nazionale Magistrati su punti specifici, per
esempio in tema di notifiche e di riduzione dell'area di applicazione
della norma dell'art. 415 bis c.p.p. in tema di deposito degli atti al
termine delle indagini preliminari.

Voglio aggiungere, anche per segnalare che non servono solo modifiche
normative, l'opportunità di un intervento di altro genere, che
risponderebbe a molti rilievi ed esigenze riguardanti anche la sicurezza.
Abbiamo presenti le discussioni che hanno accompagnato le recenti novelle
sulla recidiva. Ebbene più che la rincorsa ad inasprimenti punitivi, sarebbe
stato utile, e continua a rimanere utile, pianificare il recupero in tempi
brevi dell'elevato numero di schede delle condanne definitive non inserite
nel casellario giacenti negli uffici giudiziari, per il cui mancato
inserimento molti imputati continuano per anni ad apparire incensurati e a
fruire di benefici di vario genere senza averne diritto.

Altri interventi devono riguardare gli aspetti di organizzazione e supporto
all'attività giudiziaria, affinché nella aule di giustizia i processi si
possano svolgere in modo ordinato, con l'assistenza dovuta, in forme
dignitose per tutti i protagonisti, con sistemi di documentazione degli atti
che non siano ricorrentemente messi in forse dalla penuria di risorse.

Nel corso degli anni l'attività giudiziaria è diventata sempre più complessa
e richiede l'intervento di altre figure professionali per il compimento di
molteplici attività che consentono alle decisioni dei pubblici ministeri e
dei giudici di divenire operative. L'attività giudiziaria non è solo
attività dei magistrati. Ma da molti anni, paradossalmente, al crescere
della complessità e importanza dell'attività del personale amministrativo,
il settore di queste professionalità è stato se non abbandonato certo molto
trascurato. Anche in questo campo è urgente una inversione di tendenza che
sinteticamente significa riqualificazione, formazione iniziale e periodica,
nuove assunzioni, adeguato livello retributivo.

Il lavoro da fare non è semplice e la convergenza e la condivisione di
principi e soluzioni andranno verificate, come si dice, sul campo.

I prossimi mesi ci diranno se questo inizio di confronto costruttivo e di
superamento dell'ostilità contro i magistrati si consoliderà in un percorso
di ricostruzione della giustizia.

10 06 2008
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