introduzione al Convegno di Modena 28.9.2007


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di Donatella Donati

 

Md

GLI ORIZZONTI DELLA GIUSTIZIA

LA TUTELA DEI DIRITTI

E GLI STRUMENTI DELLA ORGANIZZAZIONE

Modena 28.9.2007

La giornata che ci attende è impegnativa  ed io non voglio togliere spazio ai contributi dei numerosi relatori.

Voglio però dirvi i motivi che ci hanno spinto a organizzare quest'incontro e le ragioni che ci hanno indotto a proporvi una intera  giornata di confronto su un così ampio ventaglio di temi, che investono un po' tutti i settori della giustizia: giurisdizione penale, giurisdizione civile, organizzazione degli uffici giudiziari, autogoverno della magistratura.

Siamo partiti da una considerazione tanto importante quanto ovvia: compito istituzionale della giurisdizione è la tutela dei diritti e presupposto indefettibile perché tale compito sia assolto è un efficace funzionamento del sistema giudiziario.

La situazione attuale è sotto gli occhi di tutti:  non consente una risposta tempestiva alle domande di giustizia, non garantisce una effettiva tutela dei diritti, specie ai soggetti più deboli che hanno maggiori difficoltà a sostenere  i tempi processuali.

Ma vi è di più il cattivo funzionamento della giustizia  porta i cittadini ad un atteggiamento di sfiducia nelle istituzioni e a non credere nella necessità di un costume di rispetto delle regole.

Vi è un impoverimento del senso di legalità che, unito alle crescenti reali minacce alla sicurezza dei consociati e a comprensibili sentimenti di paura, provoca reazioni scomposte, risposte estemporanee anche da parte di chi riveste cariche istituzionali. Spesso le soluzioni proposte sono illusorie e inadeguate e rischiano di aggravare ancora di più  la patologia del sistema.

Non vi è chi non veda come la situazione attuale metta in pericolo la attuazione di principi costituzionali e dei diritti fondamentali dell'individuo sanciti in ambito internazionale (dalla uguaglianza sostanziale al diritto  a un equo processo di durata ragionevole).

Tale pericolo non può essere sventato senza un recupero di efficienza del sistema giudiziario.

La tutela dei  "diritti" e la individuazione di "percorsi di intervento di una giurisprudenza attenta alle diseguaglianze e alla esclusione",  temi che da anni costituiscono il terreno elettivo di impegno di Md, oggi devono accompagnarsi alla ricerca di strumenti dell'organizzazione capaci di migliorare il funzionamento del sistema giudiziario.

I magistrati, primi responsabili agli occhi degli utenti dello stato di inefficienza della giustizia, sono spesso isolati ed  incapaci di comunicare la  realtà dei fenomeni sociali e processuali che  ben conoscono in ragione, proprio, della "lente" offerta dall'esercizio della loro professione.

Si tratta, in effetti, di una realtà complessa la cui analisi richiede  riflessione e approfondimenti e mal si presta a sintesi d'effetto, semplificazioni e facili soluzioni. E' una realtà ostica ai non addetti ai lavori, normalmente ignorata dalla pubblica opinione e dai mass media, che assurge all'onore delle cronache solo in occasioni particolari, legate a "casi politici",  scandali o notizie spettacolari connesse a grande emotività.

La ricerca di risposte ai problemi della giustizia è articolata e  faticosa: investe da un lato il  terreno delle riforme legislative  di diritto sostanziale e processuale, dall'altro quello della organizzazione degli uffici, delle prassi giudiziarie,  dei comportamenti delle parti processuali, della deontologia.

Per questo abbiamo previsto tre diverse tavole rotonde: una sui temi  dell'autogoverno e della organizzazione, con particolare riferimento ai rapporti tra CSM e ministero alla regole tabellari e ai problemi relativi alla dirigenza degli uffici giudiziari e le altre sulla giurisdizione penale e di quella civile

Nell'ambito di ciascuno di questi ultimi due momenti di riflessione verranno portate anche esperienze concrete, risposte possibili realizzabili "ora e subito" a legislazione vigente, con le scarse risorse oggi in dotazione agli uffici giudiziari, grazie al lavoro comune degli operatori.

La ricerca di soluzioni ai problemi della giustizia richiede il contributo di tutte le categorie professionali che operano nel mondo del diritto e una stretta collaborazione fra gli organi istituzionali (CSM e Ministero) che presiedono al governo del funzione giurisdizionale.

E' necessaria l'apertura a un dialogo serio con istituzioni e operatori del diritto, che sappia mettere all'angolo gli interessi delle diverse categorie e abbia il solo scopo di migliorare  la tutela dei diritti e il funzionamento del sistema giudiziario.

E' utile investire dei problemi della giustizia anche persone esterne al nostro mondo (associazioni, studiosi, intellettuali, giornalisti) che possono aiutarci  a far comprendere all'opinione pubblica la complessità dei problemi che hanno che fare con quei beni così preziosi, che siamo chiamati a tutelare. 

Sappiamo di non essere i soli ad avere a cuore la tutela dei diritti e siamo consapevoli della necessità di un lavoro comune e condiviso da svolgere con altri per ricostruire, insieme, l'immagine della giustizia.

Ecco perché abbiamo voluto questo incontro.

E come diceva Carlo Verardi, collega di ineguagliabili capacità professionali e qualità umane, che ha profuso grande impegno e passione nella creazione i innumerevoli luoghi di confronto con altre categorie (dando vita tra l'altro agli Osservatori della giustizia civile): "I possibili compagni di strada sono moltissimi, basta saperli cercare".

 

03 10 2007
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