Intervento di Gioacchino Barbera


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di Gioacchino Barbera

BANALI CONSIDERAZIONI

 

In vista del Congresso straordinario il Segretario di MD ha sollecitato l’intervento dei tanti esterni” iscritti alla m-l di MD, ma – se non erro – non ve ne sono stati, quasi che la questione riguardi soltanto i magistrati o, meglio, soltanto quelli di MD.

Non posso e non voglio crederci e perciò mi lancio in queste considerazioni di getto, semplicistiche e banali considerazioni.

E’ innegabile che questo Congresso straordinario è stato provocato dalla pesante sconfitta subita da MD alle elezioni per il CSM.

Tutte le volte in cui si perdono elezioni ci si deve chiedere perché ciò sia accaduto ed azzardo perciò alcune mie del tutto personali riflessioni.

Mi sembra che la sconfitta di MD sia il riflesso della più generale crisi della Magistratura, vista principalmente quale organizzazione formata (anche) da uomini.

I magistrati appaiono da tempo ed in larga misura scontenti delle condizioni” in cui vivono ed operano.

Nel generico termine condizioni” intendo far rientrare tutti i molteplici fattori ed elementi che caratterizzano l’ambiente interno ed esterno in cui agiscono e vivono i magistrati. Dalle strutture in cui lavorano agli strumenti di cui sono dotati; dal carico di lavoro al funzionamento dei rapporti interpersonali; dalla rete di favoritismi alla inadeguatezza dei dirigenti; dalla scarsa considerazione di cui godono nella società al modo con cui sono trattati (o maltrattati) dal potere politico e dai media, e così via.

I magistrati si attendevano quindi dai loro organi rappresentativi e/o associativi, a cominciare dall’ANM, per un verso interventi decisi e concreti finalizzati a porre via via rimedio a questa loro condizione di disagio giunta ormai al limite della sopportabilità; per altro verso comportamenti di ciascun loro collega (dando per scontate le inevitabili sacche di impermeabilità, da ridurre peraltro sempre più) in linea con il diverso modo di vivere del magistrato che il rapido divenire delle cose non da ora richiedeva e che (quasi) tutti avvertivano ed avvertono.

A mio avviso i magistrati non hanno rinvenuto nel complesso delle iniziative adottate dall’ANM né una corretta e soddisfacente individuazione delle cause della situazione determinatasi, né ovviamente e tanto meno l’adozione di misure ed iniziative idonee a contrastarle.

Di questa insoddisfazione ha subito le conseguenze – quando ciò è potuto visibilmente accadere, e cioè in occasione delle elezioni per il CSM – MD.

La corrente” per antonomasia progressista e che in quanto tale avrebbe dovuto essere la punta di diamante di una sorta di rivoluzione” per e verso il nuovo.

Questo evidentemente non è accaduto o comunque da molti non è stato affatto avvertito. Non solo. Molti magistrati hanno viceversa percepito una sorta di adattamento di MD allo status quo; nessuno slancio verso il nuovo e nessuna indicazione di un progetto finalmente in grado di comprenderlo ed affrontarlo.

Certo, MD ha organizzato bellissimi convegni, ha approfondito lo studio di diritti fondamentali e spesso trascurati dei cittadini, ha partecipato a molte iniziative di elevato livello culturale, ad importanti battaglie democratiche pienamente condivisibili (come per il referendum).

Ma in concreto? Nulla di adeguato ad agire concretamente per il miglioramento di quelle condizioni” di cui dicevo.

Non basta. MD è stata ritenuta responsabile per prima di adagiarsi nel quotidiano, senza combattere per cambiarlo o, meglio, per sovvertirlo, ed è giunta sino a subirlo ed a frequentare favoritismi, vicende insopportabili, decisioni semi scandalose”, alla stregua (anche se non in misura eguale) di altre correnti”.

La conseguenza è ovvia: a che serve votarla se la sua ascesa o conferma non porta a nulla di effettivamente positivo e diverso?

Tanto vale non votarla o astenersi dal voto o votare per altre correnti”, magari quelle con un peso maggiore e perciò meglio in grado di soddisfare quanto meno esigenze del tutto personali: l’assegnazione più rapida di una sede meno disagiata o migliore, l’ascesa verso posti di grado più elevato, insomma la usuale trafila di tutte le pubbliche amministrazioni.

La sconfitta di MD è dunque, sempre a mio avviso, il risultato di un misto di valutazioni negative, di rassegnazione e di rabbia”.

Cosa occorre fare ora?

Direi che la risposta può essere una sola: pensare ad un progetto concreto e realistico per far rinascere” la Magistratura e quindi i magistrati. Un progetto che non sia velleitario e che non pretenda perciò di risolvere in un batter d’occhio tutti i mali accumulatisi nel corso di tanti (troppi) anni di incuria, ma scalettato” per ordine di importanza e tenendo costantemente presenti le effettive e quindi non velleitarie possibilità di realizzazione, in modo che non si continui a viaggiare fra le alte vette, ma che si stia con i piedi per terra. Un progetto che perciò definisca precisi e ben scelti obiettivi da tutti percepibili e che dichiari sin da ora la volontà di lottare in tutte le sedi opportune e senza incertezze per conseguire i risultati programmati e che successivamente davvero lo faccia.

Un progetto che dovrà dare per scontato l’urto contro ormai inveterate abitudini, comode e tranquille usanze: le innovazioni portano sempre malcontenti. L’importante è che siano più numerosi i contenti.

avv. Gioacchino Bàrbera

 

14 02 2007
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