Le prospettive di Md tra resistenza costituzionale e qualità del lavoro quotidiano dei magistrati


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intervento di Aldo Policastro

1. Il nostro quindicesimo congresso cade in un momento in cui l'uguaglianza non costituisce certo un valore di riferimento della politica e della politica di governo in particolare mentre il sistema dei diritti, che quella uguaglianza, costituzionalmente garantita, tenta di inverare sta attraversando una stagione assai critica. La rivendicazione della supremazia dell'investitura elettorale rispetto ad ogni diritto sembra essere l'unica lettura di quella sovranità popolare di cui parla la nostra Costituzione. Nel solco di tale rozza e arrogante cultura politica si pone il progetto controriformatore della Costituzione, che modificandone la seconda parte indebolisce quella prima parte, fonte di diritti civili e sociali fondamentali e di garanzie dei cittadini di fronte al "sovrano". Un progetto perseguito da anni da quella politica che individua nelle regole e negli istituti di garanzia, non una ricchezza del sistema democratico ma ostacoli al libero dispiegarsi, sul piano politico, del potere del "capo", investito dal mandato popolare, e, sul piano economico, della forza del mercato. Appare veramente paradossale che, come ha già ricordato Franco Ippolito, sia ancora attuale quanto dicevamo nell'VIII congresso di Md, tenutosi proprio qui a Palermo nell'88, "Essere magistrato democratico oggi è impegnarsi contro la semplificazione della complessità sociale contro la riduzione delle autonomie e la compromissione dei bisogni, assumendo un ruolo di attiva RESISTENZA COSTITUZIONALE, che oltre a difendere e tutelare diritti e soggetti deboli, alimenti il pluralismo e controlli i limiti posti al potere"Ha senso resistere laddove si vorrebbe modificare, per arretrare, i livelli di democrazia". In questo contesto politico e istituzionale, ancora fortemente connotato da progetti controriformatori e di arretramento dei diritti, Md dovrà, pertanto, continuare a lavorare lungo questa strada con le difficoltà che derivano dal lungo assedio cui è stata sottoposta la magistratura ma con la consapevolezza che possiamo farcela.
2. Questi sono stati anni difficili, una trincea lunga e faticosa contro le controriforme ordinamentali e la delegittimazione selvaggia non solo della magistratura ma della stessa legalità e dell'anelito di giustizia. Anni in cui l'unità della magistratura, riconosciutasi quasi nella sua totalità nell'operato dell'Anm, è riuscita ad ostacolare, e speriamo a bloccarlo definitivamente, il cammino dei propositi controriformistici, un cammino che sembrava tutto in discesa. Sono stati anni in cui, impegnate tutte le energie nella difesa esterna dell'autonomia e dell'indipendeza della magistratura, l'identità e le diversità che contraddistinguono le pi anime di cui è composta la magistratura italiana hanno dovuto e saputo trovare una sintesi. Dobbiamo essere consapevoli che quelle diversità sono la ricchezza della magistratura italiana: per quanto ci riguarda, il principio di uguaglianza formale e sostanziale e l'inveramento dei diritti costituzionali saranno ancora la nostra stella polare insieme alla necessità di orientare la nostra azione tenendo conto del punto di vista esterno. Ciò significa pensare e agire tenendo conto di "quale giustizia" sia quella migliore per il cittadino. Non le esigenze dell'"apparato" ma quelle di coloro che attendono dalla magistratura la garanzia dei propri diritti dovranno orientare la magistratura nell'elaborazione delle proposte di riforma e nell'agire quotidiano. L'effettività dei diritti parte dal nostro lavoro quotidiano e dalla sua qualità: primo effettivo e concreto contrasto alla controriforma dell'ordinamento giudiziario e a quelle derive culturali, già affioranti, omogenee al disegno cotroriformatore. Qualità del lavoro quotidiano vuol dire ripartire dalla giurisprudenza attenta ai valori costituzionali con la consapevolezza dell'affermarsi delle logiche securitarie e delle loro ricadute sulla libertà delle persone, come dimostra la carcerizzazione sempre pi "di classe".
Qualità del lavoro vuol dire anche una organizzazione degli uffici e della magistratura nel suo complesso che renda la giustizia pi trasparente e pi accessibile, una giustizia pi vicina alle esigenze e alle legittime aspettative dei cittadini. Le indispensabili riflessioni culturali, nutrimento della nostra vita professionale e associativa, non possono esaurire il nostro agire: saremo poco credibili e certamente non saremo "magistrati per i cittadini" se ad esse non corrisponderanno comportamenti conseguenti.

3. L'attenzione al lavoro quotidiano passa prima di tutto attraverso una grande attenzione alla vita degli uffici giudiziari, alle loro prassi e alla loro organizzazione. Md deve svolgere un lavoro attento e costante, diventando punto di riferimento solido per il buon funzionamento e la trasparenza degli uffici. Tenendo ben presente che molto vale quanto si afferma e si proclama ma ancor di pi ha valore ciò che si è e ciò che si fa. La difesa strenua dell'indipendenza esterna, ma anche di quella interna, e la lotta per uffici trasparenti e ben funzionanti sono il miglior modo per garantire quella giustizia non solo efficiente, ma anche uguale, a cui aspiriamo. Alta deve essere la nostra attenzione verso le derive autoritarie e le spinte alla gerarchizzazione degli uffici che tendono a pervadere le scelte organizzative degli uffici giudiziari, in particolare quelli di procura. Md deve essere impegnata in una puntigliosa valorizzazione di una organizzazione condivisa e partecipata, strumento di effettivo autogoverno diffuso. Ciascuno dovrà far vivere l'autogoverno in concreto e nel quotidiano innescando meccanismi virtuosi di partecipazione democratica all'organizzazione degli uffici. Ciò implica un funzionamento virtuoso dell'autogoverno che rinunzi alle logiche dell'appartenenza. L'attenzione agli uffici vuol dire in primo luogo attenzione per quegli uffici pi problematici e allora bisogna chiedersi se esiste una questione meridionale in magistratura e appare sempre pi scontata una risposta affermativa. Esiste in termini di dislocazione di risorse, di trasparenza organizzativa e nell'esercizio della giurisdizione, di rispetto delle regole, per incrostazioni di potere, per un autogoverno a volte lontano o distratto. Esiste perch nel meridione le contraddizioni del sistema sono maggiori e maggiori sono degrado e bisogni che richiedono pi diritti e pi tutela. Non è un caso che ieri nella "finestra" dedicata all'immigrazione le vicende pi allarmanti riguardavano lavoratori immigrati del casertano e il foggiano. Esiste per la asfissiante presenza della criminalità organizzata. Certamente i segnali che vengono dalla società, dalla politica ma anche dalla magistratura su questo terreno non sono confortanti. La vicenda della proroga del Procuratore nazionale antimafia certamente non ha prodotto effetti benefici sull'azione antimafia ed anzi l'ha "spaccata". Molti uffici meridionali continuano ad essere uffici di frontiera non solo per la realtà esterna in cui devono operare ma anche per quella interna. Ai colleghi che in questi uffici operano, per la maggior parte giovani, taluni al primo incarico, dobbiamo essere vicini con le nostre proposte e il nostro metodo. Ai loro problemi Md dovrà sforzarsi di dare una risposta efficace e praticabile per garantire anche in questi territori una giustizia equa, trasparente ed efficiente. Su queste basi anche il dialogo con coloro che sono stati nostri compagni di viaggio, Movimenti e Art. 3., potrà continuare e arrichirsi, rilanciando con loro una prospettiva di confronto e di iniziativa comune.
E' possibile ribaltare equilibri consolidati, mobilitare i colleghi, rivitalizzare l'associazionismo giudiziario se l'azione comune si fonda su valori non solo sentiti e condivisi ma anche quotidianamente praticati negli uffici e negli organi dell'autogoverno: dalla mera e vuota enunciazione dei principi ai comportamenti quotidiani, consequenziali, e concreti.

19 05 2005
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