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Fronda tra le toghe di sinistra: «Md partecipa alla spartizione dei posti»

Scontro tra le anime di Magistratura democratica, nel mirino anche l'alleanza coi moderati di Unicost. Giovedì l'assemblea
Nella corrente più tradizionalmente di sinistra delle toghe, Magistratura democratica, tira un'ariaccia da resa dei conti. Tanto che, a tre giorni dalla convention che sarà ospitata a Modena da giovedì a domenica prossimi, nelle mailing list interne continuano a circolare documenti che, col tono felpato di chi ha a che fare con forme e codici tutto il giorno, segnano accuse pesanti dai due lati della barricata.
Ad aprire le danze è stato un testo firmato da alcuni magistrati di peso tra cui il segretario dell'Anm Giuseppe Cascini, la consigliera del Csm Ezia Maccora e pm piuttosto noti come la «genovese» Anna Canepa e il «romano» Stefano Pesci. Che, sotto il titolo «Ripartire dalla politica e dal confronto trasparente», mena fendenti sul comportamento della delegazione inviata a palazzo dei Marescialli. E chiede di puntare tutto l'impegno sulla «responsabilizzazione professionale» dei magistrati.
«Non si tratta di indulgere alle critiche dei denigratori del "correntismo" ma di riconoscere che la magistratura non ha contrastato abbastanza la logica che favorisce "la protezione" anziché la "professionalità indiscussa"», scrivono. E insistono: «Una logica che è talora riemersa coinvolgendo tutti, Md inclusa; come dimostrano alcune decisioni in cui il peso delle appartenenze è oggettivamente riscontrabile». A scaldare gli animi è stato, recentemente, il caso della nomina di un nuovo procuratore generale a Bari, dopo lo scontro dello scorso anno interno all'ufficio sul caso dei bambini morti a Gravina di Puglia, di cui il Csm si è occupato più volte. Il procuratore capo reggente, Emilio Marzano, a sua volta membro di spicco di Md, sosteneva l'avvocato generale di Bari Francesco Saverio Nunziante, contro il lombardo Antonio Pizzi, in arrivo dalla gestione della procura di Monza. Pizzi, alla fine, ha avuto la meglio, ma tra le toghe di sinistra non tutti hanno apprezzato che Md abbia pubblicamente espresso posizioni vicine a quelle di Marzano, pur votando per l'avversario. Bisognava sostenere il più bravo, punto e basta, dicono. E, aggiungono, è stato sbagliato mostrarsi ambivalenti e persino disponibili con le proteste di Luigi de Magistris e degli inquirenti di Salerno trasferiti dopo l'inchiesta Why not. Sarebbe stato meglio sostenere, semplicemente, l'Anm, che caso unico nella storia della magistratura, per lo scontro tra Salerno e Catanzaro parlò di «pagina nera» della magistratura: «La legittimazione della magistratura sta nel dovere e nel coraggio, ma anche nella prudenza e nell'equilibrio. Per Md questo implica il sostegno alla linea forte della giunta (dell'Anm, ndr) di fronte ai recenti casi giudiziari».
Opposto il pensiero di almeno un altro documento circolato tra le toghe e firmato, tra gli altri, dal gip di Napoli Aldo Policastro e da Eugenio Albamonte, ex consigliere del Csm. Che spiegano che il problema della professionalità e della selezione delle toghe nella magistratura esiste. Ma non può essere l'unico. E in quattro punti indicano come prioritaria la «"caduta verticale" dell'uguaglianza dei diritti» in Italia: «Da questa consapevolezza occorre muovere per iniziative aperte a chi, nella magistratura e nella società continua a guardare alla magistratura come istituzione posta a tutela dei diritti di tutti». Il capomissione al Csm Livio Pepino non l'ha firmato. Ma coi suoi ha respinto al mittente le critiche. Sostenendo che proprio quelli che parlano di «professionalità», nella pratica concordano le strategie con i moderati di Unicost. E appoggiano la linea moderata del vicepresidente del Csm Mancino che tiene ancora chiusa nel cassetto la pratica a tutela della giudice Nicoletta Gandus, ricusata da Silvio Berlusconi.


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