Sulla riorganizzazione della Procura di Napoli


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di Md - sezione napoletana

Premessa

L'istituzione del giudice unico comporta la unificazione
e la riorganizzazione di tutti gli uffici inquirenti del territorio nazionale.
Il Legislatore, consapevole del fatto che la fusione degli uffici del PM determina
anche una formidabile concentrazione di poteri in capo a ciascun ufficio inquirente,
ha impresso una forte spinta verso la tendenziale omologazione ordinamentale
di questi uffici a quelli giudicanti. Non si tratta di una scelta casuale e
non nasce da intenti punitivi nei confronti dei Procuratori della Repubblica,
ma rappresenta la risposta ad una ineludibile esigenza democratica: la legittimazione
del potere giudiziario riposa, infatti, sulle regole e alle regole deve conformarsi,
prima di tutto, la vita interna degli uffici giudiziari, all'interno dei quali
poteri "sregolati" sarebbero incompatibili con l'assetto costituzionale dell'ordine
giudiziario.
L'esigenza di trasparenza organizzativa è tanto pi avvertita
in tempi in cui, per la accresciuta rilevanza che il pubblico ministero ha assunto
nel nostro contesto istituzionale, si pongono nella stessa pubblica opinione
profondi interrogativi circa i limiti dei poteri e circa i controlli sulla discrezionalità
dei Procuratori della Repubblica.
Le risposte della magistratura sul punto devono essere forti e chiare; solo
se giudici e pubblici ministeri saranno portatori della stessa cultura delle
regole e se saranno improntate a trasparenza l'organizzazione e le prassi degli
uffici sarà possibile mantenere l'attuale assetto unitario della magistratura.

Sul metodo

Sull'opera di riassetto della Procura della Repubblica
messo a punto dal Procuratore Cordova si impone innanzitutto una valutazione
di metodo che la premessa generale appena fatta rende rilevante.
Le osservazioni dei magistrati sulle determinazioni dei dirigenti degli uffici
hanno costituito storicamente uno strumento di eliminazione di anacronistici
verticismi e rappresentano, oggi, uno dei metodi mediante i quali l'ordinamento
assicura alla vita giudiziaria una dimensione partecipativa e democratica. Attraverso
le osservazioni dei magistrati, che non possono pertanto essere bollate come
"osservazioni di non nota promanazione e provenienza", le successive valutazioni
dei Consigli giudiziari e le decisioni del CSM, si realizza, nella gestione
degli uffici giudiziari, la sintesi tra le prerogative dei dirigenti (con le
connesse responsabilità) e la diffusività del potere giudiziario
che caratterizza l'assetto costituzionale della magistratura.
La delicatezza dei temi impone ai dirigenti degli uffici molta disponibilità
al dialogo, ai suggerimenti ed alle critiche costruttive, da qualsiasi parte
provengano, dall'interno e dall'esterno dell'ordine giudiziario, perch
non si mantiene alta la fiducia dei cittadini nella giustizia considerando come
"nemico" chiunque risulti portatore di posizioni non favorevoli alle scelte
operate dai vertici degli uffici giudiziari.

Sul merito

L'organizzazione di un ufficio giudiziario, lungi dal
rivestire un profilo neutro e meramente formale, implica scelte di strategia
giudiziaria con inevitabili riflessi sui contenuti stessi della giurisdizione
e sui valori ad essa sottesi.

  1. Appare allora, in particolare, preoccupante che la doverosa attenzione
    che viene posta nella predisposizione di risorse umane e materiali sul fronte
    del contrasto alle organizzazioni camorristiche non trovi adeguato riscontro
    nella cura che viene impiegata nell'opporsi a fenomeni criminali che, pur
    non suscitando in apparenza eguale allarme sociale, costituiscono terreno
    di coltura della criminalità organizzata o rappresentano campi di investimento
    dei suoi illeciti profitti.
  2. Necessiterebbe, inoltre, che la massima attenzione venisse riservata agli
    interessi diffusi, espressione di fondamentali valori costituzionali, la cui
    tutela è rimessa anche all'ordine giudiziario, attraverso una adeguata
    valorizzazione, in sintonia con quanto affermato sul punto dal CSM, delle
    professionalità acquisite dai magistrati provenienti dalla Procura
    Circondariale.
  3. Tale scelta e, pi in generale, la mancata osservanza di regole
    di avvicendamento dei sostituti nelle varie sezioni, si risolvono in un'oggettiva
    tutela delle posizioni acquisite nel corso degli anni da taluni sostituti
    che operano in settori di vitale importanza. Esse appaiono in contrasto con
    il principio della rotazione, pi volte affermato dal CSM al fine di
    evitare la creazione di anomali centri di potere e di ampliare, impiegando
    le diverse sensibilità dei magistrati, il fronte dei settori di intervento
    dell'ufficio.
  4. Assolutamente non condivisibile appare la mancata indicazione dei criteri
    e della modalità di esercizio del potere di autoassegnazione dei procedimenti
    da parte del dirigente dell'Ufficio, le quali si prestano, di fatto, ad uno
    svuotamento del principio dell'assegnazione automatica degli affari secondo
    criteri oggettivi e predeterminati e sviliscono la portata innovativa della
    riforma del giudice unico in tema di regolamentazione e limitazione dei poteri
    dei Procuratori della Repubblica.


I controlli

1. Il Consiglio giudiziario.
Nella prospettiva indicata di effettivo esercizio dell'autogoverno
della magistratura, deve registrarsi con particolare sconcerto ed allarme l'orientamento
espresso dal Consiglio Giudiziario di Napoli, il quale:

- ha, in un primo momento, sia pure a strettissima maggioranza, circoscritto,
fin quasi ad annullarlo, l'ambito del proprio sindacato sull'assetto organizzativo
della Procura di Napoli (laddove per altri uffici inquirenti del distretto aveva
valutato senza limitazioni di sorta le scelte dei Procuratori della Repubblica);
- ha saltato a piè pari l'esame delle osservazioni presentate dai singoli
magistrati sull'assegnazione di ciascuno alle varie sezioni, così privandoli,
per di pi, di qualsiasi forma di tutela anche in ordine alle aspettative
individuali;
- ha impedito che sulle successive modifiche apportate dal Procuratore alla
sua stessa proposta si potessero esprimere da parte dei magistrati interessati
le opportune osservazioni;
- ha, infine, pur riconoscendo le patenti violazioni dei criteri di trasparenza
contenute nell'organizzazione dell'ufficio, segnatamente in tema di autoassegnazione
dei procedimenti e violazione della par condicio dei sostituti, pilatescamente
limitato il proprio intervento a semplici "osservazioni", giungendo
quindi ad esprimere, con il solo voto contrario del rappresentante di MD, un
parere favorevole sulla proposta del dott. Cordova.

Il segnale che il Consiglio Giudiziario trasmette in tal modo ai magistrati,
e non solo a loro, è inequivocabilmente quello che le decisioni dei Procuratori
non sono sindacabili.
2. Il Consiglio superiore.
E' compito dell'organo di autogoverno valorizzare la spinta
alla trasparenza organizzativa, la quale ha importantissimi riflessi sulla stessa
giurisdizione e che è richiesta espressamente dalla legge, oltre che
dai principi di corretta amministrazione e dalle stesse circolari del CSM; quest'ultimo,
peraltro, ne ha sostenuto la indispensabilità finanche in sede paranormativa
e, di recente, anche in sede disciplinare.
Auspicabile sarebbe pertanto una vigile attenzione del Consiglio ad ogni prassi
che si ponga in contrasto con regole di trasparenza e correttezza nella gestione
degli uffici giudiziari; prassi, che, viceversa, in taluni casi sono sembrate
sfuggire all'organo di autogoverno.
Non è estraneo ai problemi trattati, ad esempio, il modo in cui in certi
casi si è esplicata la vigilanza del Capo dell'ufficio sui magistrati
della Procura e deve essere segnalata con inquietudine la vicenda, all'esame
della prima commissione del CSM, che scaturisce dal quesito di un magistrato,
già in forza alla Procura di Napoli, circa la legittimità di accertamenti
riservati svolti sul suo conto da quell'ufficio, anche a mezzo della polizia
giudiziaria.
La vicenda esige grande attenzione e approfondimento perch pone delicati
interrogativi: può il Procuratore della Repubblica sottoporre un sostituto
ad una estesa e penetrante attività conoscitiva, utilizzando organi di
polizia giudiziaria (con ciò, tra l'altro, sottratti ai loro compiti
investigativi)? e quali sono le regole, le forme, i termini, insomma le garanzie,
relativi a questa attività? il sostituto ne è messo al corrente?
e quando? e come?
Magistratura democratica auspica che il CSM svolga fino
in fondo il suo ruolo di organo di autogoverno, esercitando i propri poteri
di intervento e di accertamento ed evitando di pervenire a decisioni affrettate,
compromissorie o corporative, come spesso è accaduto nelle vicende degli
uffici napoletani - da ultimo ad esempio per la progressione in carriera del
dr. Miller - che si pongono in stridente contrasto con l'esigenza di affermare
con forza l'autonomia e l'indipendenza, sia interne che esterne, dei magistrati.
Di fronte all'ampiezza delle questioni e, spesso, agli attacchi strumentali
che vengono portati da pi parti all'ordine giudiziario, non è
certo riconoscendo discrezionalità assoluta ed assicurando la totale
"irresponsabilità" ai dirigenti degli uffici che la magistratura italiana
riuscirà a difendere l'assetto istituzionale e costituzionale della giurisdizione.


Napoli, 14.7.99

L'esecutivo della sezione napoletana di Magistratura Democratica

14 07 1999
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