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Risoluzione approvata all’unanimità nel plenum del 6 febbraio 2003 sugli attacchi alla giurisdizione

Il clima di forte contrapposizione politica, perdurante ormai nel tempo, sui
temi della giustizia, induce il Csm ad intervenire per contribuire a superare
l’attuale fase di preoccupante criticità.

L’essenza e il valore della democrazia costituzionale riposano nella sovranità
popolare, che è esercitata nelle forme e nei limiti previsti dalla Costituzione.
Lo Stato di diritto prevede la separazione dei poteri, nell’ambito della quale
le istituzioni di garanzia - e, tra queste la magistratura - traggono dalla
Costituzione autonoma legittimazione. La contrapposizione tra i poteri, quando
diviene patologica, può esporre il sistema istituzionale nel suo complesso a
tensioni gravi: di qui la necessità per i cittadini e per le istituzioni di
contribuire, ciascuno per la propria parte, a determinare le condizioni per
un confronto pacato, laico e democratico.

Le pronunce degli organi giudiziari di ogni ordine e grado possono essere liberamente
criticate. L’esercizio di tale diritto di critica non deve tradursi tuttavia
in prese di posizioni tali da delegittimare l’attività giudiziaria. E’ invece
necessario mantenere e far crescere la fiducia dei cittadini nella funzione
giurisdizionale.

Il CSM è pienamente consapevole della indispensabilità di un serio processo
riformatore che affronti, con visione unitaria, senza pregiudiziali e con il
rispetto dei principi e dei valori costituzionali, i numerosi problemi, anche
di natura ordinamentale, che la giustizia pone ed intende essere rispettoso
delle scelte che appartengono al legislatore, particolarmente sui temi dell’accesso,
formazione, valutazione, incompatibilità e responsabilità dei magistrati.

Il Csm è disponibile a fornire il proprio contributo nei limiti delle competenze
e con spirito di leale collaborazione.

Per parte sua il Consiglio superiore ribadisce che l’esercizio dell’autogoverno
della magistratura deve saper assicurare all’ordine giudiziario autorevolezza,
correttezza e professionalità: è forte dunque l’impegno del Csm sul tema della
formazione, delle valutazioni di professionalità, della organizzazione degli
uffici giudiziari.

Altrettanto piena è la consapevolezza, nell’accettazione dell’etica della responsabilità,
del ruolo della giurisdizione disciplinare e della sua dimensione di garanzia
per il singolo magistrato, per l’ordine giudiziario e per l’intera collettività.

La consapevolezza dei doveri e delle responsabilità dell’autogoverno, deve comunque
saldarsi con la ferma convinzione che l’autonomia e l’indipendenza della magistratura
non sono privilegi corporativi, ma condizioni essenziali ed irrinunciabili dell’esercizio
imparziale della giurisdizione: è quindi necessario che anche nella sobrietà
dei comportamenti, l’ imparzialità sia costantemente ravvisabile. In tale ottica
non è pensabile che possano prendere corpo fenomeni deprecabili di collateralismo
politico.

In questa fase di acute tensioni istituzionali, il Consiglio superiore riafferma
la necessità della crescita, nel Paese e nel campo della giustizia, di una sempre
pi pregnante cultura di principi e valori largamente condivisi. A questo fine
va compiuto, particolarmente sul versante istituzionale, ogni sforzo per attenuare
i toni e rasserenare il clima.


Indirizzo:
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