DIRIGENZA, ORGANIZZAZIONE, AUTOGOVERNO


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Documento dell'esecutivo di Md

DIRIGENZA, ORGANIZZAZIONE, AUTOGOVERNO

Una linea d'azione per una sfida imperdibile.

Md ha dichiarato sin da subito - senza ammiccamenti o tatticismi - la
propria scelta di voler consapevolmente investire sulla legge di riforma
dell'ordinamento giudiziario, per potervi cogliere, pur nella sua incoerenza
e inadeguatezza su molti punti, quell'occasione di cambiamento di cui la
giustizia italiana ha estremo, ed indifferibile, bisogno. Ha dunque
accettato la sfida del nuovo, sapendo di andare incontro da un lato alle
resistenze della corporazione, dall'altro anche ai giustificati timori dei
magistrati messi di fronte ad un nuovo sistema le cui potenzialità positive
sono tutte da conquistare.

L'accelerazione data dal Consiglio Superiore della Magistratura alle nomine
dei nuovi dirigenti in sostituzione di quelli decaduti dall'incarico, la
ricchissima produzione di circolari rispetto ai punti qualificanti del nuovo
ordinamento, il coraggio nell'affrontare le prime scelte - sia sul piano
generale, quale p.es. quella del superamento dell'anzianità come criterio
di preferenza, sia su quello più concretamente operativo, come quello di
dare la precedenza agli avvicendamenti di dirigenti che anche agli occhi
dell'opinione pubblica avevano dimostrato tutta la inadeguatezza del
previgente sistema di selezione e di mancato controllo successivo - sono
tutti segnali che innanzitutto risultano fortemente marcati dall'iniziativa
di magistratura democratica; dall'altro dimostrano che la sfida è stata
raccolta e può, e deve, essere portata avanti.

Il compito del gruppo in questa fase di attuazione e di sperimentazione è
quello di fornire stimoli ed elaborazioni capaci di tradursi in scelte
coerenti e concrete, sia nel percorso istituzionale dell'autogoverno, sia
nell'impulso che dall'associazionismo deve provenire per il processo di
autoriforma a cui intendiamo lavorare. Il recente seminario sulla nuova
figura del dirigente dopo la L. n.111/2007 ha fornito un vero e proprio
patrimonio di idee, proposte ed esperienze, da cui si può e si deve partire
per tracciare le future linee d'azione, e per affrontare le tante altre
sfide che questa riforma, insieme ad altre tuttora in cantiere, ci
lanciano.

Il modello di dirigente in cui oggi md si riconosce è quello di un
dirigente la cui temporaneità nell'incarico non sminuisce la centralità del
ruolo rispetto all'assetto organizzativo dell'ufficio, ma anzi ne esalta la
responsabilità quanto ai risultati che saprà raggiungere, dovendo egli
essere sottoposto alla verifica quadriennale e poi alla valutazione
complessiva al termine dell'incarico, se vorrà proporsi per assumerne altri.
Più ancora che al momento della prima selezione, inevitabilmente
caratterizzato da elementi prognostici, saranno le successive valutazioni
che dovranno dare un chiaro segnale di inversione di rotta: le conferme
quadriennali non possono diventare un automatismo, ma devono consentire,
sulla base di una verifica delle scelte organizzative e dei risultati, di
correggere errori di scelta e di rimediare a situazioni degenerate o mal
governate; l'attribuzione di successivi incarichi dirigenziali deve avere
come presupposto una positiva verifica dei risultati della precedente
esperienza: solo in questo modo la temporaneità diventera' il grimaldello
attraverso cui forzare il percorso verso l'obbiettivo di una specificità
professionale per la figura del dirigente, e la sua susseguente
responsabilizzazione. Se così, invece, non sarà, nulla sarà cambiato, se
non la sostituzione di un ceto dirigente professionale con quello di un
identico ceto, ma itinerante di sede in sede.

Un compito ineludibile per il CSM sarà allora quello di affiancare
all'elaborazione di criteri quanto più oggettivi per la selezione iniziale,
a fronte dell'ampio dettato legislativo ("ogni altro elemento che possa
evidenziare la specifica attitudine direttiva", menziona l'art. 12 della L.
n.111), la costruzione di una rigorosa valutazione intermedia. Alla base di
queste scelte interpretative ed applicative ci sarà il modello culturale
del dirigente che vogliamo. Linee guida forti e condivise tracciano il
quadro di

· una dirigenza integrata con tutte le altre professionalità presenti
nell'ufficio, indispensabili per far fronte alla nuova complessità del
servizio giustizia, che sappia avvalersi di saperi e competenze estranee e
complemetari alla propria;

· una dirigenza progettuale, che sappia partire dal dato di realtà
dell'ufficio di cui ambisce ad essere a capo, ed applicando tutti gli
strumenti che ormai l'esperienza normativa e pratica mettono a disposizione,
riesca a formulare piani di lavoro ed indicare obbiettivi da raggiungere.
Sull'effettiva realizzazione di questi piani si misurerà anche il giudizio
di conferma, e le valutazioni per i successivi incarichi;

· una dirigenza responsabile della propria discrezionalità tecnica;
corresponsabile rispetto all'autogoverno, chiamata a esprimere pareri per le
valutazioni periodiche legati finalmente all'oggettività, e che sa suscitare
e valorizzare la collaborazione del singolo magistrato alla realizzazione di
quel progetto complessivo che investe l'ufficio che gli è affidato;
corresponsabile anche di quegli "standard medi di definizione dei
procedimenti" che per chiara scelta legislativa dovranno rivestire lo scopo
(finalmente) di costituire la misura del lavoro del magistrato, da porre in
relazione non a ipotetici parametri di esigibilità, del tutto estranei e
sordi alla domanda di giustizia ma tarati solo su concezioni burocratiche e
funzionariali della professione, ma alla effettiva capacità di resa della
struttura organizzativa - di cui, si badi, il primo responsabile deve
risultare essere lo stesso dirigente.

 

Su un altro punto occorre effettuare una scelta molto precisa. Il progetto
complessivo in cui crediamo non ha speranze di realizzarsi se non attraverso
il ricorso a fonti di conoscenza che vadano oltre lo stretto recinto della
corporazione. La (già sin troppo timida) previsione di apertura al
contributo della avvocatura in tema di valutazioni di professionalità non
viene nemmeno ripetuta in materia di selezione e valutazione, dei dirigenti,
dove pure è altrettanto opportuna, se non addirittura essenziale. Anzi il
contributo dei Consigli dell'ordine dovrebbe essere previsto come regola (e
non soltanto come eventualità); in tal modo per un verso si eviterebbe
il rischio di segnalazioni (in negativo, ma anche in positivo) che possano
essere influenzate da situazioni particolari e per altro verso si avrebbe
una assunzione piena di responsabilità da parte dell'avvocatura. Con una
tale impostazione (ed una attenta disciplina della forma e del contenuto
della segnalazione) si avrebbe il risultato positivo di valorizzare il
contributo della avvocatura, ma in un quadro di responsabilizzazione, che
eviterebbe il rischio, da taluni paventato, di interferenze
sull'indipendente esercizio delle funzioni giudiziarie.

 

I nuovi Consigli Giudiziari, che verranno eletti il prossimo aprile con un
nuovo sistema elettorale e nella nuova composizione prevista dalla riforma,
dovranno saper intepretare al meglio questo ruolo decisivo di anello
intermedio della catena dell'autogoverno, prima di tutto come recettori del
dato conoscitivo proveniente dal territorio, su cui finora non si è prestata
alcuna attenzione; la nuova competenza in materia di vigilanza
sull'andamento degli uffici impone che i Cg sappiano operare in un'ottica
complessiva di ricognizione delle situazioni per diffondere i modelli
virtuosi e per individuare le realtà di crisi. A questo compito dovrà poi
affiancarsi quello, non meno sensibile, di seguire a tempi ravvicinati,
secondo le scansioni di legge, il percorso di carriera del magistrato, per
darne finalmente un resoconto credibile, oggettivo e aderente alla sua vera
figura professionale.

 

Partendo da questi modelli, e da questi obbiettivi, sarà il Consiglio
Superiore della Magistratura che dovrà consapevolmente disegnare il proprio
ruolo rispetto a questo nuovo assetto della dirigenza degli uffici, e
soprattutto rispetto alla individuazione precisa della funzione direttiva
avendo come obbiettivo il traguardo del miglioramento dell'organizzazione
giudiziaria, nell'ottica di restituire al cittadino un servizio efficiente
e capace di effettività nella tutela dei diritti e nella realizzazione
delle garanzie.

Proprio dalle norme che guidano la selezione e la valutazione dei dirigenti
può incominciare ad assumere una fisionomia riconoscibile e, soprattutto, ad
ambire ad una realizzazione concreta, una collocazione del CSM in una
posizione non tanto di vertice "impositivo", quanto di ricettore e
collettore di esperienze, prima, e di diffusione e valorizzazione di quelle
migliori tra di esse, attraverso la formazione e l'esercizio della propria
discrezionalità nella selezione e nella verifica dei dirigenti. Proprio dai
più recenti frutti della produzione normativa consiliare (risoluzione sul PM
del 12.7.2007; risoluzione generale in tema di organizzazione 25.7.2007) si
traggono significativi elementi in tal senso: il CSM investe sulla questione
organizzativa, ormai centrale per evitare la marginalizzazione della
funzione giurisdizionale essenzialmente a cagione della sua ineffettività,
non tanto per preordinare modelli standardizzati, quanto per valorizzare le
esperienze migliori, e promuoverne la diffusione. Solo così la cultura
dell'organizzazione riuscirà a costituire un valore diffuso ed a permeare di
sè non solo e non tanto le carriere individuali di chi sceglierà
volontariamente di assumere ruoli direttivi, ma piuttosto l'intero sistema
giudiziario, passando dalle esperienze del singolo alle nuove strutture di
supporto all'attività giurisdizionale, prima fra tutte l'ufficio per il
processo.

L'auspicio è che su questa strada prosegua il cammino del Consiglio, con
rapidità e determinazione, per riuscire da un lato ad avviare concretamente
la realizzazione della parte della riforma che anche md ha sempre indicato
come irrinunciabile, e dall'altro per richiederne credibilmente la modifica
nelle parti che risultano visibilmente irrazionali, o controproducenti.

Magistratura democratica non si sottrae al suo impegno, in tutte le sedi ed
in tutte le articolazioni della vita associativa ed istituzionale, per
portare avanti con coerenza e senso di responsabilità le idee in cui crede.

 

23.2.2008


L'esecutivo di magistratura democratica

25 02 2008
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